Marrandino incontra Piantedosi per il destino del CPR

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per la rubrica … “PARLIAMONE”

Oltre il “No” al CPR.

I numeri di Marrandino e la richiesta di un nuovo patto per Castel Volturno.

di Bruno Marfè

L’incontro romano tra il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sindaco Pasquale Marrandino ha spostato il dibattito sul CPR su un piano più concreto: quello dei numeri, delle competenze e della sostenibilità amministrativa.

Se la discussione nata sui social aveva restituito il disagio di una comunità stanca di essere percepita come contenitore permanente delle emergenze nazionali, il confronto al Viminale ha dato a quel disagio una forma istituzionale.

Il rifiuto dell’ipotesi di un Centro di Permanenza per i Rimpatri sul litorale domitio non viene più presentato soltanto come una posizione identitaria o emotiva. Nelle parole del sindaco diventa invece la conseguenza di una situazione territoriale già fortemente sotto pressione, sul piano sociale, urbanistico e della sicurezza.

La fotografia del territorio

Per sostenere la propria posizione davanti al Governo, l’amministrazione comunale ha scelto di portare dati e criticità precise.

Tra gli elementi più significativi emersi c’è l’elevato numero di persone sottoposte agli arresti domiciliari sul territorio comunale. Una condizione che assorbe quotidianamente risorse importanti delle Forze dell’Ordine, impegnate in attività di controllo continuo che inevitabilmente sottraggono uomini e mezzi al presidio ordinario del territorio.

A questo si aggiunge il peso del disagio sociale: circa cinquemila persone risultano attualmente in carico ai servizi sociali comunali, una percentuale enorme rispetto alla popolazione residente e difficilmente gestibile da un ente locale con risorse ordinarie.

Sul piano amministrativo, le circa settemila pratiche di condono ancora inevase raccontano invece le difficoltà strutturali di una macchina burocratica che da anni opera in condizioni di forte sofferenza. Parallelamente, anche l’organico della Polizia Locale continua a risultare insufficiente rispetto alla complessità del territorio.

Messi insieme, questi dati restituiscono una realtà molto più articolata rispetto alla narrazione semplificata che spesso accompagna Castel Volturno nel dibattito nazionale.

Un confronto istituzionale senza propaganda

In questo quadro, va riconosciuto all’amministrazione Marrandino di aver affrontato il confronto con il Ministero attraverso un approccio pragmatico e istituzionale.

Il sindaco ha evitato sia i toni della contrapposizione ideologica sia quelli del facile trionfalismo politico, riportando il tema su un terreno amministrativo: capacità di gestione del territorio, carenza di organici, necessità di investimenti strutturali.

La fermezza nel respingere l’ipotesi CPR è apparsa credibile soprattutto perché accompagnata da richieste precise: un censimento straordinario della popolazione, il rafforzamento degli organici di Polizia e Carabinieri e una maggiore presenza operativa dello Stato. Più che una protesta, un tentativo di rinegoziare i termini del rapporto tra Castel Volturno e le istituzioni centrali.

La partita vera riguarda lo sviluppo

La discussione sul CPR ha finito così per intrecciarsi con un’altra domanda, probabilmente ancora più importante: quale modello di sviluppo si vuole costruire per il territorio?

Nel corso dell’incontro, il sindaco ha richiamato alcuni dei progetti considerati strategici per il rilancio del litorale: il porto, il consolidamento di realtà sanitarie come Clinica Pineta Grande, la cittadella scolastica e le prospettive legate alla presenza universitaria.

Il punto, però, non è soltanto elencare opere o investimenti. La sfida è capire se queste iniziative riusciranno davvero a produrre occupazione stabile e attrarre economia regolare… riducendo quella dipendenza storica da precarietà e sommerso che ha frenato il territorio. È su questo terreno che si misurerà la credibilità della politica locale e nazionale.

Dalle parole agli impegni concreti

L’apertura manifestata dal Ministero dovrà ora tradursi in atti concreti: risorse, tempi certi e potenziamenti verificabili.

L’ipotesi di un tavolo permanente tra Prefettura, Comune e realtà sociali del territorio potrebbe rappresentare un primo passo utile per trasformare il confronto di queste settimane in un percorso stabile di monitoraggio e programmazione.

Resta naturalmente da capire se alle dichiarazioni seguiranno risultati compatibili con l’urgenza dei problemi che Castel Volturno affronta da anni.

Il “No” al CPR, da solo, non basta. Ma questa vicenda ha mostrato almeno un elemento nuovo: la volontà di riportare il dibattito fuori dalla propaganda e dentro una discussione concreta sulle condizioni reali del territorio.

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