
Il silenzio spezzato di Miryam.
Vittorio Russo presenta a Castel Volturno il suo romanzo storico.
“Miryam. Il segreto della madre” restituisce umanità e ferite alla figura della madre di Gesù.

a cura di Bruno Marfé

Una sala consiliare gremita ha accolto la presentazione del nuovo romanzo di Vittorio Russo, “Miryam. Il segreto della Madre” (Baldini+Castoldi). Un libro che fin dalle prime pagine promette di scuotere le coscienze e aprire un dibattito non solo letterario, ma anche culturale e storico.
Dopo i saluti iniziali, il Sindaco Pasquale Marrandino ha sottolineato l’importanza dell’evento, definendolo «un appuntamento che non possiamo permetterci di perdere». Ha poi elogiato Russo come «figlio della nostra terra, voce ascoltata nel mondo, mente lucida e provocatrice», capace di accendere il dialogo. Ha infine concluso ribadendo che partecipare significava «riconoscere e sostenere un’eccellenza di Castel Volturno, un testimone del nostro territorio che il mondo ci invidia».
Oltre il dogma: storia contro icona
Durante l’incontro, l’autore ha affrontato con chiarezza la potenziale accusa di blasfemia che potrebbe colpire una simile rappresentazione della vita di Miryam.
«L’uso dell’aggettivo blasfemo introduce fin dall’inizio una distorsione interpretativa. È un termine del linguaggio dogmatico e confessionale, non di quello della ricerca storica o della narrativa», ha risposto Russo. «Qui siamo di fronte a un romanzo storico, che colloca Miryam non come icona, ma come donna immersa nel suo tempo e nel suo contesto. Lo stesso metodo che storici come Renan, Croce o Momigliano hanno richiamato: distinguere il mito dall’uomo, la leggenda dal dato storico».
Yeshua rivoluzionario: tra fonti antiche e logica messianica
Il romanzo si estende anche alla figura di Yeshua, presentato come un rivoluzionario socio-politico. Questa lettura non è una semplice licenza narrativa, ma si fonda su un’interpretazione storica radicata nel linguaggio messianico dell’Antico Testamento.
«L’identificazione di Yeshua con un rivoluzionario non è un artificio letterario, ma un’interpretazione radicata nella logica messianica. La Palestina del I secolo, oppressa dal dominio romano, era attraversata da fermenti di rivolta», ha spiegato Russo. «Un dato resta inconfutabile: Yeshua non fu lapidato come bestemmiatore, ma crocifisso come rivoluzionario. E i Romani riservavano la croce ai ribelli politici».
Frantumare il mito senza provocare
Come evitare che un’opera così radicale venga ridotta a pura provocazione? Russo ha chiarito la scelta del tono narrativo:
«Parlare di blasfemia o di provocazione significa restare nel lessico fideistico, che non appartiene a questo lavoro. Il mio è un romanzo storico che si muove entro i limiti del materiale documentario. Frantumare il mito non è offendere, ma ridare umanità a Miryam, a Yeshua e agli altri».
In questa prospettiva, l’autore si riallaccia a studiosi come Alfred Loisy, Ernesto Bonaiuti, Ambrogio Donini e Marcello Craveri – da lui stesso definiti ispiratori – che hanno sottolineato come il cristianesimo nascente vada letto innanzitutto come una vicenda umana prima che divina.
Voci dal pubblico: dal Vangelo alla cultura pop
L’incontro è stato arricchito anche dall’intervento di una persona del pubblico, che ha richiamato come la figura di Yeshua sia stata più volte reinterpretata dall’arte e dalla cultura popolare. È stato citato in particolare il celebre musical rock Jesus Christ Superstar, che negli anni Settanta seppe scuotere le coscienze proponendo un Cristo profondamente umano e ribelle. Questo richiamo ha permesso di evidenziare come la narrazione di Vittorio Russo si collochi in una tradizione più ampia di opere che hanno tentato di restituire al Nazareno la sua dimensione terrena.

Un ponte tra storia e sensibilità moderna
Miryam. Il segreto della madre si presenta dunque non come un “vangelo alternativo”, ma come un romanzo storico che osa guardare oltre l’icona per restituire ai protagonisti del cristianesimo le ferite, i conflitti e le speranze del loro tempo.
La presentazione di Castel Volturno ha mostrato come l’opera di Russo possa aprire uno spazio di confronto fertile, capace di parlare tanto ai credenti quanto ai laici: non un attacco alla fede, ma un invito a riconoscere l’umanità dietro la Ma quel “leggenda” va inteso come “racconto di argomento per lo più religioso o eroico, in cui fatti e personaggi, quando non siano immaginari, risultano amplificati e alterati dalla fantasia e dalla tradizione, in una duplice esigenza di esaltazione e di esemplarità”.



Una risposta
Grazie Vittorio