CPR a Castel Volturno: chi lo attacca, chi lo difende

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per la rubrica … PARLIAMONE!

CPR a Castel Volturno: smettiamo di confondere l’inclusione con l’integrazione.

a cura di Bruno Marfè

Sul dibattito tra Guarino e la Diocesi, un equivoco semantico che costa caro a questo territorio.

Lo dico subito, senza giri di parole: nel dibattito sul Centro di Permanenza per il Rimpatrio che si vorrebbe aprire a Castel Volturno, sia chi lo attacca sia chi lo difende usano la parola “integrazione” come se fosse una formula magica. E sbagliano entrambi.

Gianluigi Guarino, dalle colonne di “CasertaCE”, smonta con argomenti concreti l’ipotesi del CPR sul nostro territorio: il carico ulteriore su una comunità già al limite, il sospetto di interessi speculativi travestiti da solidarietà, la fragilità logistica di una scelta che sa più di propaganda che di governo del fenomeno. Su questo, lo seguo. Ma anche lui, quando entra nel merito della convivenza, usa “integrazione” come sinonimo di pacificazione sociale immediata. E lì perde il filo.

Le Diocesi di Capua e Caserta, con Monsignor Lagnese, invocano dignità e accoglienza. Sacrosanto, nei principi. Ma poi scivola nello stesso errore: vende l’inclusione come se fosse già integrazione, come se bastasse aprire le porte per creare una comunità coesa. Non funziona così. Non è mai funzionato così.

Il tempo che nessuno vuole citare

Guardate il Brasile. Lo citano spesso come esempio di fusione riuscita tra popoli diversi. È vero, ma nessuno dice mai quanto è durata: cinque secoli. Cinquecento anni di mescolanza forzata, dolore, violenza e lenta sedimentazione culturale hanno prodotto quella che oggi chiamiamo identità brasiliana. Un processo lungo, tortuoso, tutt’altro che indolore.

Noi siamo all’alba di qualcosa di simile. I popoli che vivono oggi a Castel Volturno – nigeriani, ghanesi, senegalesi, comunità dell’Est Europa, e noi campani con le nostre radici profonde – hanno tutti il diritto di mantenere la propria identità, le proprie tradizioni, le proprie regole interiori. Pretendere che si “integrino” nel giro di una legislatura è non solo ingenuo: è una forma sottile di violenza culturale.

L’integrazione vera sarà il traguardo dei nostri pronipoti. Non la soluzione ai problemi di ordine pubblico dei nostri anni.

Quello di cui abbiamo davvero bisogno: l’inclusione

La parola giusta, quella che politica e Chiesa dovrebbero usare, è un’altra: “inclusione”. Sono cose diverse, e confonderle ha conseguenze pratiche devastanti.

L’inclusione è un processo tecnico e civile. Significa regole certe, accesso garantito ai servizi, rispetto della legalità preteso da tutti – migranti e residenti storici senza distinzione – dignità abitativa, lavoro regolare. È il “qui e ora”. Non richiede che le culture si fondano: richiede che convivano dentro una cornice condivisa di diritti e doveri.

L’integrazione, invece, è un processo antropologico lentissimo. È la nascita di una nuova cultura comune. Non si decreta, non si finanzia con un progetto triennale, non la produce un convegno diocesano.

Castel Volturno non ha bisogno di miracoli antropologici. Ha bisogno di uno Stato che accompagni processi di legalità. Di servizi che funzionino. Di una presenza istituzionale che non si manifesti solo quando c’è da arrestare qualcuno o da inaugurare una struttura detentiva.

Il CPR: la risposta sbagliata alla domanda giusta

Il Governo pone una domanda legittima: come si gestisce la presenza di decine di migliaia di persone in una condizione di limbo giuridico? È una domanda reale, che non si risolve con gli slogan sull’accoglienza né con le retoriche muscolari della deterrenza.

Ma la risposta del CPR a Castel Volturno è quella sbagliata nel posto sbagliato. Non perché siamo “buonisti” – una parola che ormai serve solo a chiudere i ragionamenti prima che inizino. Ma perché aggiungerebbe fragilità a fragilità, stigma a stigma, su un territorio che ha già dato abbondantemente.

Possiamo essere inclusivi senza essere autolesionisti. La differenza sta tutta lì, in quella distinzione che tutti continuano a non voler fare.

 

Una risposta

  1. Ciao a Te.Se Castel Volturno già da anni è pieno di immigrati.Non capisco chi vuole fare accoglienza o il CPR in questa zona.Non bastano quelli che ci sono?E sono tantissimi.

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  1. Ciao a Te.Se Castel Volturno già da anni è pieno di immigrati.Non capisco chi vuole fare accoglienza o il CPR in questa zona.Non bastano quelli che ci sono?E sono tantissimi.

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