
per la rubrica “PARLIAMONE”
Un futuro soffocato dalla plastica.
Tutti siamo responsabili. Ma si può cambiare.
Nel basso Volturno solo Castel Volturno non basta. E gli altri Comuni?

a cura di Bruno Marfè
I negoziati di Ginevra per un Trattato globale contro l’inquinamento da plastica si sono chiusi con l’ennesimo nulla di fatto. Una scena che si ripete: da un lato oltre cento Paesi che chiedono azioni urgenti e vincolanti, dall’altro un piccolo blocco di Stati produttori di petrolio, sostenuti da potenti lobby fossili, che bloccano tutto.
Intanto, fuori dalle sale dei negoziati, la plastica continua a invadere spiagge, fiumi e mari. Non è un’immagine astratta, ma una realtà che vediamo e tocchiamo ogni giorno, soprattutto chi – come i volontari di Plastic Free – si sporca le mani raccogliendo rifiuti lungo le coste e alla foce dei fiumi.
Lobby fossili contro il pianeta
A Ginevra i numeri parlano da soli: 234 lobbisti delle compagnie fossili, più dei delegati di molti Paesi. La loro strategia è sempre la stessa: spostare la responsabilità dall’industria al cittadino, ridurre la questione a un problema di rifiuti mal gestiti.
Ma non è così. Lo sanno bene le isole del Pacifico, che hanno chiesto un trattato che abbracci tutto il ciclo di vita della plastica: dall’estrazione del petrolio fino alla produzione. La loro voce è stata soffocata, e con essa quella di milioni di cittadini nel mondo che chiedono un cambiamento radicale.
Il mito del riciclo: una bugia che non regge più
Per decenni ci hanno ripetuto che il riciclo fosse la soluzione. Ma meno del 10% della plastica prodotta nella storia è stato davvero riciclato. In Europa, il tasso di riciclo degli imballaggi non ha superato il 40,7% nel 2022.
Il resto finisce nei nostri mari e fiumi, trasformandosi in microplastiche che respiriamo, ingeriamo, assorbiamo. Con una produzione destinata a triplicare entro il 2050, il riciclo non è la risposta: la vera sfida è ridurre alla fonte, spegnendo il rubinetto della plastica monouso.
Le conseguenze che vediamo ogni giorno
Le immagini globali trovano conferma anche sul nostro territorio. Iniziative di volontariato hanno mostrato quanto la plastica sia ormai ovunque. Alla foce dei Regi Lagni, ad esempio, oltre 1.200 studenti e volontari hanno raccolto in poche ore più di 500 sacchi di rifiuti. A Castel Volturno, nel cuore della Riserva Naturale, sono stati rimossi 565 kg di plastica da appena 5 km di costa.
Non sono numeri neutri: dietro quei sacchi ci sono tartarughe caretta caretta che rischiano di soffocare, uccelli che si nutrono di frammenti colorati scambiandoli per cibo, comunità costiere che vedono le proprie risorse compromesse.
Nel frattempo, la politica arretra. Il taglio della flotta Castalia, passata da 32 a 23 navi, ha ridotto la capacità nazionale di contrastare l’inquinamento in mare. Un passo indietro che stride con l’impegno dei volontari che, con mezzi minimi e senza tornaconti, continuano a fare la loro parte.
La battaglia non può fermarsi
Eppure, nonostante lo stallo dei negoziati e la lentezza delle istituzioni, la società civile continua a muoversi. Plastic Free e tante altre realtà dimostrano che è possibile reagire, agire, rifiutare la rassegnazione. Ogni bottiglia raccolta non è solo un gesto di pulizia, ma una denuncia concreta. Ogni azione sul campo è una richiesta politica tradotta in pratica: “Se voi non agite, lo facciamo noi. Ma non possiamo farlo da soli”.
Un’urgenza che non ammette rinvii
La plastica non è più soltanto un problema ecologico: è una crisi sanitaria ed economica globale. La rivista Lancet ha stimato i costi sanitari in 1500 miliardi di dollari l’anno.
Lasciare che siano le stesse aziende inquinanti a scrivere le regole è inaccettabile. I governi hanno una responsabilità storica: devono scegliere da che parte stare.
Nel frattempo, i territori parlano: studenti, volontari, ricercatori e cittadini dimostrano che il cambiamento è possibile. Ma senza un quadro politico forte, la loro voce rischia di restare isolata.
Il futuro, oggi, non può più essere oggetto di negoziazione infinita. O si decide di liberarlo dalla plastica, o lo si condanna a soffocare per sempre.


