CASTELVOLTURNO (e l’intero paese) può cambiare solo grazie a chi, come Casale, Cecchettin, Ammaliato, Mauriello e Vallati, sceglie ogni giorno di esserci.
Con umiltà. Con determinazione. E con cuore.

evento del 4 luglio
Un Omaggio al Coraggio dell’Impegno Quotidiano: Le Riflessioni del Sindaco Marrandino e il Significato di un’Eredità Viva.
Nel suggestivo contesto della Casa Don Diana, si è svolta una cerimonia densa di emozione e significato, alla presenza di autorità civili e religiose, associazioni locali e cittadini, riuniti per rendere omaggio a chi ogni giorno si batte, spesso nel silenzio, per la giustizia, la dignità e l’inclusione sociale.
Tra i premiati di questa edizione, oltre al Centro Fernandes di Castelvolturno guidato da Antonio Casale, hanno ricevuto la menzione d’onore anche Vincenzo Ammaliato, Vincenzo Mauriello, Massimo Vallati e Gino Cecchettin, tutte figure emblematiche di un impegno sociale che va ben oltre il dovere, capaci di trasformare dolore in speranza, marginalità in partecipazione, e disagio in nuova possibilità.
Ad aprire la serie degli interventi è stato Vincenzo Mauriello, figura storica del cinema sociale napoletano, che ha voluto dedicare il riconoscimento a tutte le persone che in oltre 35 anni di attività hanno accompagnato il cammino dell’Arci Movie, sottolineando il sogno condiviso di trasformare una palestra abbandonata di Ponticelli in una vera sala cinematografica.
È seguito l’intervento di Vincenzo Ammaliato, che ha confessato con schiettezza il suo “disagio” nel trovarsi sul palco dopo tanti anni trascorsi dall’altro lato della “barricata”, come cronista attento alle realtà più complesse del territorio. Subito dopo, Massimo Vallati, fondatore di Calciosociale, ha offerto una riflessione lucida sulle distorsioni del tifo organizzato, ribadendo il valore educativo dello sport come strumento di riscatto e coesione sociale.
A seguire, è stato ascoltato il messaggio di Gino Cecchettin, impossibilitato a partecipare di persona alla cerimonia. Con parole semplici e toccanti, ha voluto ringraziare per il premio ricevuto, scusandosi per l’assenza e sottolineando l’importanza di continuare a costruire, insieme, una cultura della responsabilità, dell’amore e della cura.
Tra i momenti più intensi dell’intero pomeriggio, l’intervento del Sindaco di Castel Volturno, Pasquale Marrandino, rivolto ad Antonio Casale durante la consegna del premio al Centro Fernandes. Un discorso pronunciato con voce commossa, che ha saputo restituire tutto il senso profondo del riconoscimento dedicato alla memoria di Don Peppe Diana. Le parole del Sindaco sono state un vero e proprio tributo al valore dell’impegno umano e civile, un invito alla responsabilità e alla concretezza che nasce dall’esperienza quotidiana.
Marrandino ha parlato con autenticità del legame personale che lo unisce a Casale, definendolo “una persona con cui condivido gioie e dolori”, e ricordando come anche nei momenti di disaccordo “i nostri cuori si incontrano necessariamente”. Ha descritto Casale e il suo team come “angeli” che agiscono nelle “notti più difficili” della città, portando aiuto e conforto là dove spesso lo Stato e la politica non arrivano. “Il loro lavoro – ha detto – non è fatto con la mente, ma con il cuore”, andando “oltre la demagogia” e rispondendo a “bisogni spesso disumani”.
Un passaggio particolarmente toccante ha riguardato il tema dell’integrazione. Il Sindaco ha raccontato come Castel Volturno, terra complessa e ferita, stia vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda: “Le cicatrici del passato si sono trasformate in sorrisi”, ha detto, parlando delle seconde generazioni di figli di migranti, oggi cittadini a pieno titolo, “ragazzi che parlano il dialetto napoletano e conoscono le nostre tradizioni”. Ha confessato che spesso si ferma davanti alle scuole per osservarli: “È lì che vedo il vero successo dell’integrazione”.
La risposta di Antonio Casale è stata segnata da parole di grande umiltà e gratitudine. Ha voluto condividere il riconoscimento con tutta la comunità del Centro Fernandes, parlando di un’opera che si ispira alla “profezia dell’accoglienza” di Papa Giovanni Paolo II e Don Peppe Diana. “Ciò che facciamo – ha detto – è frutto di una visione più grande, che parla di fratellanza, lotta al razzismo, dignità umana”. E ha concluso con un gesto simbolico, consegnando un premio ideale a tutte le persone che ogni giorno, anche nel territorio casalese, si fanno carico di questa sfida.
L’evento del 4 luglio non è stato soltanto una cerimonia di premiazione, ma un momento collettivo di riflessione e testimonianza, un’occasione per ribadire che l’eredità di Don Peppe Diana non è una memoria da conservare, ma un’azione da praticare. Con coraggio, con presenza, con passione.



