Trent’anni al servizio degli ultimi

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Trent’anni di Centro Fernandes: quando la “zattera” diventa porto e il canto si fa storia.

C’è un momento preciso, nel video della celebrazione per il trentennale del Centro Fernandes, che spiega tutto senza bisogno di molte parole: il ritmo dei tamburi che cresce, i colori accesi dei gele – i tradizionali copricapo africani – che ondeggiano tra i banchi, e quel grido di gioia, il lelele delle donne, che squarcia l’aria e arriva dritto al cuore.

Non è stata una semplice cerimonia religiosa. È stato il compleanno di una speranza che resiste da trent’anni in una terra di frontiera come Castel Volturno.

Una Chiesa che danza e accoglie

Le immagini della giornata – coincisa con la Giornata Internazionale della Donna – mostrano una chiesa gremita, viva, profondamente multiculturale. Sulle pareti, i grandi murales con scene evangeliche sembravano quasi dialogare con la folla.

Il vescovo Pietro Lagnese ha parlato di una “Chiesa credibile”. E quella credibilità si leggeva nei volti: non spettatori, ma protagonisti di una storia condivisa.

Accanto al sindaco Pasquale Marrandino, presenti a rappresentare le istituzioni, c’erano volontari storici, medici, operatori sociali e tanti giovani migranti che negli anni, da ospiti, sono diventati il cuore pulsante di questa comunità. Tra le presenze istituzionali di rilievo, anche quella dell’on.le Francesco Emilio Borrelli, deputato da sempre in prima linea sulle questioni legate alla legalità e ai diritti nel territorio campano. La sua partecipazione ha segnalato qualcosa di preciso: il Fernandes non è solo un presidio di solidarietà, è un interlocutore riconosciuto anche dalla politica nazionale.

A documentare e testimoniare la giornata anche il giornalista Vincenzo Ammaliato, presenza attenta e discreta che da anni segue le storie di questo territorio con uno sguardo capace di andare oltre la cronaca dell’emergenza.

Dal fango alla luce: il Cristo di legno

Nel suo intervento, il direttore del Centro, Antonio Casale, ha ricordato gli anni più difficili, quando il centro era poco più di una “zattera tempestosa” nel mare delle emergenze sociali degli anni Novanta.

E proprio da quegli anni arriva uno dei simboli più forti di questa storia: un Crocifisso di legno ritrovato in un locale pieno di immondizia, nascosto tra panni vecchi e oggetti abbandonati dai migranti di passaggio. Quel Cristo dimenticato tra gli scarti raccontava, in fondo, la stessa storia di tante vite che arrivavano a Castel Volturno: esistenze considerate marginali, invisibili, scartate.

Oggi quel Crocifisso, restaurato dal giovane artista Evan – ospite del centro – è tornato a splendere. Un gesto semplice che però assume quasi il valore di una parabola: ciò che era stato gettato via è stato restituito alla sua dignità.

I volti della dignità: la mostra di Riccardo Riccio

Ed è proprio qui che la memoria si è intrecciata con l’arte. Negli spazi esterni della chiesa, la mostra fotografica di Riccardo Riccio ha accompagnato i visitatori in un percorso fatto di sguardi, volti e storie. Le sue fotografie non cercano l’effetto spettacolare. Cercano la verità.

Guardando quelle immagini si ha quasi la sensazione che ogni volto racconti la stessa storia del Crocifisso ritrovato: una dignità che può essere nascosta, ferita o dimenticata, ma che non smette mai di esistere.

Tra i visitatori rimasti colpiti dal percorso espositivo c’era anche Lino Vairetti, storico leader degli Osanna – una delle band progressive rock più importanti d’Italia, nata proprio a Napoli negli anni Settanta. La sua presenza non era casuale: Vairetti ha da sempre intrecciato arte e impegno civile, e il suo sguardo davanti alla fotografia della “donna con l’orecchino” di Riccio è durato a lungo, quasi un dialogo silenzioso tra due forme di bellezza che resistono. Ha sottolineato la forza iconografica di quell’immagine: una bellezza universale che non teme la povertà e che sa emergere anche nei contesti più fragili.

Un commento che ha risuonato in sintonia con le parole di suor Paola, che durante la giornata ha ricordato il ruolo fondamentale delle donne – nel Vangelo come nella società – come pilastri di comunità e di speranza.

Il senso di un traguardo

Trent’anni fa il centro nasceva da un gesto di generosità della famiglia di Adele Fernandes. Oggi il Fernandes è molto più di una struttura: è un luogo dove, come ha ricordato il vescovo, si attinge non solo l’acqua per dissetare il corpo, ma anche quella che nutre la speranza.

Castel Volturno finisce spesso nelle cronache per le sue ferite. Ma chi ha varcato la soglia del Fernandes in questi giorni ha visto anche altro: una comunità che sa ballare anche sotto la pioggia, che sa trovare Dio tra i panni vecchi e che – attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica o la carezza silenziosa di un volontario – continua a dire a ogni uomo e a ogni donna una cosa semplice e rivoluzionaria:

tu non sei uno scarto.

Basso Volturno

Una risposta

  1. commosso per quanto realizzate.
    sono un chirurgo missionario in Benin dal 2002 ed Amico storico della Famiglia Fernandes dall’infanzia.

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  1. commosso per quanto realizzate.
    sono un chirurgo missionario in Benin dal 2002 ed Amico storico della Famiglia Fernandes dall’infanzia.

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