Sottopasso ferroviario: la vergogna eterna!

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per la rubrica … PARLIAMONE !

Prima pioggia autunnale, prima interruzione viaria a Capua.

Mezzi di soccorso obbligati a giri immensi.

AAA… CERCASI RESPONSABILITA’ DA QUARANT’ANNI.

               Sottopasso ferroviario di Capua

Chissà quanti saranno i capuani che maledicono il giorno in cui fu costruito il sottopasso ferroviario di Via Santa Maria la Fossa, una struttura viaria fortemente voluta per scongiurare i continui ingorghi causati dal passaggio a livello. Dagli anni ’60 fino alla fine degli anni ’70 tanti ricorderanno le chilometriche code di autoveicoli in attesa davanti alle barre chiuse per il passaggio dei treni in transito sulla linea Cassino-Napoli

Durante il periodo estivo, considerato che la Strada Statale 264 (adesso ha preso la denominazione di Strada Provinciale 333) era l’unica che collegava la conurbazione casertana alla fascia litorale del mar Tirreno tra Castel Volturno, Mondragone e Cellole, le code di veicoli triplicavano anche a causa dell’incolonnamento dei trattori e dei camion che recavano i carichi di barbabietole allo zuccherificio di Capua. Una volta eliminato il passaggio a livello tutti fecero un sospiro di sollievo per l’apertura del sottopasso ferroviario che “finalmente” faceva defluire il traffico veicolare.

Ma evidentemente la progettazione e l’esecuzione dei lavori non fecero i conti con le acque piovane e le inondazioni del vicinissimo fiume Volturno, la cui portata d’acqua durante i periodi autunnali e invernali raggiunge livelli preoccupanti. Da circa quarant’anni, nel momento dell’inclemenza meteorologica, continuamente si assiste all’incresciosa situazione dell’interruzione viaria, questa volta a causa dell’allagamento del sottopasso.

Basta una pioggia più intensa per assistere alla trasudazione delle pareti del viadotto, all’incapacità da parte delle griglie stradali (tra l’altro continuamente sostituite perché divelte dal “normale” passaggio veicolare) di fare defluire le acque meteoriche e l’evidente insufficiente capacità delle pompe di sollevamento di evitare ristagni; tutto questo si traduce in una ennesima chiusura dell’arteria stradale così come è avvenuto nella serata.

Il Comune di Capua, conoscendo il problema ormai da un quarantennio, non si è mai curato di recuperare un percorso stradale idoneo come alternativa. La via Boscariello sarebbe la più opportuna per evitare di compiere giri immensi verso San Tammaro e zona di Carditello o, addirittura, verso Fuori Porta Roma (dove tragicamente si assiste alla chiusura del Ponte da oltre sei anni) per poi raggiungere Grazzanise, via Brezza, e quindi la zona del Basso Volturno.

Se si interroga il Comune risponderà che la competenza è di Trenitalia; se si interroga quest’ultima darà la responsabilità alla Regione; la Regione dirà che la viabilità è di competenza provinciale; la Città Metropolitana respingerà ogni addebito in direzione di RFI (Rete Ferroviaria Italiana).

Il solito balletto delle competenze, il solito balzello a cui la popolazione “impotente” assiste.

DA QUARANT’ANNI !

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