
www.bassovolturno.it

Blog di Peppino Pasqualino (Giornalista Pubblicista freelance & blogger)
È più bello insieme.
Gara di solidarietà per i ragazzi ucraini ospiti al “Fernandes”.

a cura di Bruno Marfè
Sotto il cielo di Castel Volturno si è aperto un orizzonte di libertà per cinquanta adolescenti ucraini, giovani vite strappate alla cruda realtà dei territori di conflitto. Questo non è semplicemente un viaggio o una vacanza, ma un’esperienza che sta riscrivendo le loro prime pagine di vita, grazie all’iniziativa di Caritas italiana e della Conferenza Episcopale Italiana, insieme all’accoglienza calorosa di “Castel Volturno, città senza muri”. Qui, in un angolo d’Italia, si sta compiendo un piccolo miracolo di umanità, integrazione e speranza.
Castel Volturno non è nuova a queste esperienze di accoglienza: già nel 1986, all’indomani del disastro di Chernobyl, il territorio accolse un folto numero di ragazzi ucraini provenienti dalla zona contaminata, dimostrando una storica tradizione di solidarietà che oggi si rinnova con rinnovato vigore.

Per molti di questi ragazzi, l’Italia rappresenta il primo viaggio lontano da casa, il primo contatto con un mondo che non conoscono. E tra tutte le nuove esperienze, quella che più li ha colpiti è stata la scoperta del mare. L’immagine di cinquanta adolescenti che si tuffano per la prima volta nell’infinito blu, nonostante alcuni non sappiano nuotare, è un simbolo potente e commovente. Quel gesto semplice, il tuffo nell’acqua, diventa un atto di coraggio, una dichiarazione di speranza e una sete di normalità che la guerra aveva soffocato. Il mare, con la sua immensità, diventa per loro un orizzonte di libertà, un barlume di futuro, una promessa di giorni migliori.
Queste giovani vite sono segnate da traumi profondi, dalla perdita di familiari, dalla paura di essere rinchiusi o dimenticati. Eppure, qui a Castel Volturno, stanno lentamente riacquistando i colori della gioia. Un momento emblematico è stato quello in cui, con gli occhi pieni di stupore, hanno ricevuto le chiavi delle loro stanze. Superare la paura di essere rinchiusi ha rappresentato per loro un passo fondamentale verso la fiducia e la serenità, un gesto che ha trasformato un semplice oggetto in un simbolo di libertà e autonomia.

Ma la magia di questa esperienza non si ferma sulla spiaggia. Si sposta anche in un altro luogo dove le barriere si dissolvono: il campo da basket del Tam Tam Basket di Castel Volturno. Qui, grazie all’impegno dell’ex campione di pallacanestro Massimo Antonelli, lo sport si è rivelato un veicolo straordinario di integrazione. Le foto mostrano i ragazzi mescolati tra loro, che giocano, corrono e ridono insieme. In quel campo non esistono differenze culturali o linguistiche, ma solo la passione condivisa per il gioco. La palla a spicchi diventa una lingua universale, un linguaggio che supera ogni barriera e costruisce ponti di amicizia e fiducia.
Questa esperienza sportiva si riallaccia anche all’articolo 31 della Convenzione sui diritti dell’infanzia, che sancisce il diritto dei minori al gioco e alla partecipazione alla vita culturale e artistica. Attraverso il gioco, questi ragazzi stanno imparando a fidarsi di nuovo, a lavorare insieme in squadra, a riscoprire la spensieratezza e la leggerezza tipiche della loro età, così duramente compromessa dal conflitto.
Castel Volturno, con il suo abbraccio accogliente, dimostra che l’integrazione non è solo una parola vuota o un ideale astratto, ma una realtà concreta costruita giorno dopo giorno con gesti semplici e profondi: il tuffo nel mare, un sorriso sul campo da basket, una chiave consegnata nelle mani di un ragazzo timoroso. Questa esperienza lascia una traccia indelebile non solo nel cuore dei ragazzi ucraini, ma anche in quello di una comunità che ha deciso di essere un porto sicuro, un faro di speranza in un mondo spesso segnato dalla paura e dall’indifferenza.



2 risposte
In conclusione, a Castel Volturno prende forma una storia di rinascita e inclusione. Cinquanta adolescenti, provenienti da contesti difficili, trovano qui non solo accoglienza, ma anche un’opportunità concreta per ricostruire il proprio futuro. Tra il mare e un campo da basket, riscoprono il valore della comunità, della fiducia e della speranza.
Questa cronaca mi ha fatto ricordare il bel film di Cristina Comencini “Il treno dei bambini”, adattamento cinematografico del romanzo di Viola Ardone.
Complimenti!