PROTEZIONE CIVILE: un disastro nel Basso Volturno.

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Piani di Protezione Civile sconosciuti.

Volontariato sfruttato in tutto tranne che per motivi di emergenza.

A conclusione di un sondaggio effettuato su un campione di cento cittadini di ogni età (comunque maggiorenni), estrazione sociale e culturale residenti nei cinque comuni del Basso Volturno emerge un risultato a dir poco inverosimile a proposito della Protezione Civile, servizio nato agli inizi del 1978 che ha vissuto diversi mutamenti dal versante istituzionale in virtù di un proliferare continuo di atti legislativi. Alla domanda posta agli intervistati, “Che cos’è per te la Protezione Civile”, il 76% ha dato risposte vaghe che si scostano dall’effettivo concetto di base, mentre il 24% ha preferito non rispondere.

Il fatto più eclatante, che sicuramente non va a vantaggio delle Istituzioni locali preposte a tale servizio, è che la totalità degli intervistati (il 100%) ha risposto di non essere a conoscenza del Piano di Protezione Civile del proprio Comune di residenza e di non conoscere le norme comportamentali in caso di emergenza.

Questo disastroso quadro non fa squillare alcun campanello di allarme bensì delle “CAMPANE”. Le immagini che appaiono alle mente dei tanti cittadini intervistati nel momento in cui si parla di questo argomento tendenzialmente corrono ai lampeggianti accesi, alle squadre di soccorritori, ai vigili del fuoco impegnati negli scavi; non si considera per niente il fatto essenziale, ovvero che il termine “Protezione Civile” ha una essenza determinante: la PREVENZIONE.

Certo è che le amministrazioni comunali non si strappano i capelli per divulgare periodicamente (come occorrerebbe fare continuamente nel tempo) le norme comportamentali in caso di emergenza e, ancor meglio, quotidianamente per evitare pericoli e scongiurare tragedie molto spesso evitabili.

Avere i numeri di telefono di emergenza a portata di mano, eseguire esercizi per educare il fisico a gestire i momenti di pericolo, sapere cosa fare allo scattare dell’emergenza annunciata da sirene o campane (quanti sono i Comuni che hanno installato questi strumenti di allarme?… ndr), conoscere i pericoli e come evitarli, sapere dove recarsi nei punti di raccolta al sopraggiungere di una situazione di pericolo collettivo; questi alcuni dei comportamenti da attuare nella vita quotidiana e farli conoscere a tutti, dai più piccoli (ordinariamente a scuola e non una tantum in progetti scolastici inutili) ai più vecchi.

L’opera di prevenzione è per tutti, nessuno escluso.

Ed è questa l’opera che “dovrebbe” svolgere l’Ente Locale e, a supporto, il volontariato di protezione civile, personale quasi totalmente impegnato “soltanto” in opera di supporto ai Comandi di Polizia Locale, spesso utilizzati nella direzione del traffico (attività estremamente vietata ai volontari), in spostamenti di transenne, in distribuzione di “pasti” durante le sagre, come personale addetto al parcheggio di autovetture durante le feste patronali e addirittura come “centralinisti” in qualche Comune sprovvisto di tale figura.

L’impiego dei Volontari di Protezione Civile può essere previsto esclusivamente per svolgere attività di natura organizzativa e di assistenza alla popolazione in emergenza, senza poter mai interferire con l’approntamento e l’attuazione dei servizi che attengono alle competenze della pubblica amministrazione”: ecco cosa detta la normativa vigente in materia.

 

 

                  Giuseppe Zamberletti
                          Guido Bertolaso

 

Sono finiti i tempi in cui, seguendo l’esempio del Ministro Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione Civile Nazionale, i volontari provvedevano alla distribuzione pasti durante il bradisismo di Pozzuoli, al montaggio della tendopoli all’ex campo profughi di Capua in occasione della crisi russa degli anni ’80, alla gestione di emergenza legata alla moria di pesci lungo il Volturno a supporto della Marina Militare e dell’Esercito Italiano, alla gestione delle emergenze locali post-terremoto in Campania, alla formazione in primo soccorso presso gli ospedali, alla Colonna Mobile Regionale a supporto delle istituzioni impegnate a Roma in occasione della Prima Celebrazione Eucaristica di Papa Benedetto XVI, agli addestramenti anti-sisma e antincendi a Roccamonfina, Piana dell’Arcinazzo, Scuola Regionale di Protezione Civile di Pozzuoli, campo di addestramento della Prefettura di Caserta… ecc. ecc.

 

Si auspica un ravvedimento da parte delle amministrazioni comunali su questa importantissima tematica, spesso trascurata perchè non   “appariscente”, e un ritorno del volontariato “professionistico” a quella “dignità” persa nel tempo, diluita in tanti rivoli di servizi inutili e lontani dallo spirito originario voluto da chi ha creduto in questa branca del Servizio Nazionale di Protezione civile, da Zamberletti a Bertolaso.

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