Oscar Schmidt: la sua morte e il dolore di Lagnese

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Messaggio dell’Arcivescovo per la morte di Oscar Schmidt.

Le condoglianze per il campione di basket scomparso.

+ Pietro Lagnese Arcivescovo

Dall’Ufficio Stampa Arcidiocesi di Capua e Diocesi di Caserta

Appresa la triste notizia della scomparsa di Oscar Schmidt, desidero esprimere alla famiglia e a tutto la comunità sportiva casertana ed in particolare a quella del basket, le mie più sentite condoglianze. In questo momento di profondo dolore la Chiesa diocesana di Caserta si stringe con affetto alla signora Cristina, ai figli Felipe e Stephanie, e a tutti coloro – amici, compagni di squadra, allenatori, dirigenti della società – che hanno condiviso con Oscar Schmidt gioie e dolori.

Oscar, giunto dal lontano Brasile, ha regalato notorietà e visibilità alla nostra Città, riconosciuta in Italia e all’estero non solo per la sua Reggia ma anche per questo grande campione e per i successi cestistici della Juvecaserta in cui ha militato per tanti anni.

Mi ha colpito leggere quanto ha dichiarato il suo allenatore Bogdan Tanjevic: quando finivano gli allenamenti Oscar restava sul parquet di gioco per continuare sessioni di tiro a canestro, fino a quando non ne avesse fatto cento consecutivi e ciò faceva sì che anche i suoi compagni di squadra più giovani rimanessero a migliorare le loro performance. In questo modo Oscar ha insegnato ai giovani che un’attitudine dello sportivo è la disciplina che ci rende responsabili: di noi stessi, delle cose che ci sono affidate, degli altri, della vita in generale. Una disciplina interiore necessaria anche nella vita spirituale, perché senza allenamento interiore costante, anche la fede rischia di spegnersi.

Oscar era riconosciuto dai suoi compagni come giocatore buono, altruista dentro e fuori il campo, sapeva “fare squadra”, essere strumento di unità per raggiungere un obiettivo. In questo senso, interpretava l’alto valore dello sport quale medicina che cura la malattia dell’individualismo presente nella nostra società. L’impegno sportivo ci ricorda il valore della fraternità, che è anche al cuore del Vangelo.

Mi piace ricordare un’ultima cosa proprio pensando a ciò che ha fatto Oscar migliaia e migliaia di volte durante gli allenamenti e le partite. Egli quando tirava a canestro guardava in alto. Il basket è uno sport che eleva verso il cielo perché, come disse un ex giocatore famoso, è uno sport che guarda in alto, verso il canestro e, perciò, è una vera e propria sfida per tutti coloro che sono abituati a vivere con lo sguardo sempre rivolto a terra. Credo che Oscar lasci a tutti noi questo nobile compito che, come diceva Papa Francesco, è “promuovere il gioco sano tra i bambini e i ragazzi, aiutare i giovani a guardare in alto, a non arrendersi mai, a scoprire che la vita è un cammino fatto di sconfitte e di vittorie, ma che l’importante è non perdere la voglia di giocarsi la partita. Quando nella vita non hai fatto canestro, non hai perso per sempre. Puoi sempre scendere in campo nuovamente, puoi ancora fare squadra con gli altri e puoi tentare un altro tiro”.

Mi hanno toccato le parole di venerdì scorso di Felipe Schmidt, figlio di Oscar, nato e battezzato nella nostra città: “Onorerò tutto ciò che mi hai insegnato su come essere un uomo e cercherò di essere almeno il 10% dell’essere umano che sei stato”. Oscar è stato un esempio non solo di talento sportivo, ma di umanità e umiltà, capace di portare gioia e di unire le persone. Quando si riesce a fare questo coma ha fatto lui, si fa veramente canestro! Lo affido, perciò, alla misericordia di Dio, pregando affinché il suo esempio di vita continui a ispirare i nostri giovani, i tanti tifosi e i giocatori e la Società Juvecaserta alla quale ha dato tanto lustro.

A Oscar, che adesso ci guarda dal cielo, dico: grazie Oscar per aver amato la vita e grazie per aver amato la nostra Città!

 

 

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