
Castel Volturno, laboratorio di futuro.
Tra “vite sospese” e una città che chiede di essere letta per ciò che è.

a cura di Bruno Marfè
Nella sala del Centro Fernandes non c’erano solo relatori. C’erano storie diverse, spesso lontane tra loro, riunite per una mattina nello stesso spazio: magistrati, attivisti, studiosi internazionali, cittadini. Fuori scorreva la Via Domitiana. Dentro, si provava a capire cosa sia oggi Castel Volturno e, soprattutto, cosa può diventare.
La giornata “Marginalizzazione e Resistenza: Vita Sospesa a Castel Volturno”, promossa da Dedalus, CIFAR e Napoli Monitor, non è stata una semplice conferenza. È stata piuttosto un tentativo concreto di mettere insieme pezzi di realtà che raramente dialogano, per leggere il territorio oltre l’immagine dell’emergenza permanente.
Le immagini che aprono il dibattito
A dare il tono alla mattinata è stato “Life in the Ruins”, il cortometraggio di Marcello Anselmo. Non un racconto costruito a distanza, ma uno sguardo diretto su volti, strade e frammenti di quotidianità. Dentro quelle immagini convivono degrado e capacità di resistere, senza retorica e senza scorciatoie.
In sala, il silenzio ha detto molto. Quelle scene non lasciavano spazio a giudizi facili: obbligavano piuttosto a fermarsi e a guardare il territorio per quello che mostra ogni giorno, anche quando non viene raccontato.
La città letta da chi la studia
Il cuore dell’incontro è stato la presentazione della ricerca del programma Humanity’s Urban Future del Canadian Institute for Advanced Research (CIFAR), curata da Enrica Morlicchio e coordinata da Elena De Filippo. Il lavoro prova a leggere Castel Volturno come un luogo che non può essere compreso con le categorie tradizionali, perché qui le fragilità urbane, le migrazioni, l’irregolarità e le forme di adattamento producono una realtà più complessa e, in parte, anticipatrice.
La domanda di fondo è semplice ma radicale: e se territori come questo non fossero solo problemi da correggere, ma spazi in cui si intravedono trasformazioni già in corso? È qui che Castel Volturno smette di essere soltanto cronaca locale e diventa una chiave per leggere il presente urbano.
Le istituzioni e il territorio
Quando interviene Aldo Policastro, il tono si fa più netto: servono legami, non solo repressione. Il punto non è soltanto intervenire, ma capire il contesto e costruire relazioni tra istituzioni e realtà sociali. In un territorio segnato da fragilità strutturali, la giustizia non può restare una presenza distante, separata dalla vita concreta delle persone.
Accanto a lui, altri interventi insistono sulla stessa necessità: leggere prima di agire, ascoltare prima di semplificare. È un passaggio decisivo, perché senza una comprensione reale del contesto ogni risposta rischia di rimanere parziale.
Chi vive qui, ogni giorno
Le parole più forti arrivano da chi Castel Volturno la attraversa davvero. Virginia Crovella richiama l’assenza di servizi essenziali e il peso di una marginalità che si accumula nel tempo. Matar Couba Gueye parla di una città che rischia di restare una zona di attesa permanente, dove l’irregolarità finisce per concentrarsi invece di disperdersi. Sabrina Efionayi porta nel discorso il punto di vista delle seconde generazioni: partire per capire chi si è, ma senza riuscire mai a recidere del tutto il legame con questo territorio.
È qui che la mattinata trova il suo centro vero: non nei concetti, ma nelle vite concrete che abitano questo spazio e ne misurano ogni giorno le contraddizioni.
Uno sguardo più ampio
Quando interviene Ash Amin, il discorso si allarga. Il suo contributo sposta il baricentro: i territori come Castel Volturno non sono anomalie da ‘spiegare via’, ma forme di pluralismo già presenti, che la politica fatica ancora a riconoscere. Il futuro, in questo senso, non è un’ipotesi astratta: è già dentro le trasformazioni sociali che questi luoghi rendono visibili prima di altri.
Il passaggio più forte sta proprio qui: considerare Castel Volturno non come una deviazione dalla norma, ma come un laboratorio reale di convivenza, tensioni e possibilità.
Il nodo aperto
Nel confronto finale emerge anche un dato concreto e difficile da ignorare: la pressione sociale che si somma alla fragilità urbana. Il tema degli arresti domiciliari, della concentrazione di persone in condizioni di marginalità e della difficoltà di governare questi processi mostra quanto il territorio sia esposto a forze diverse, spesso sovrapposte.
Da qui l’avvertimento condiviso da più interventi: senza una regia comune, il rischio è spostare il problema invece di affrontarlo. E ogni spostamento produce nuove sacche di esclusione.
La domanda che resta
Uscendo dal Centro Fernandes, resta una sensazione precisa: forse è arrivato il momento di superare la narrazione emergenziale che da anni accompagna Castel Volturno. Non per negarne le difficoltà, che sono reali e profonde, ma per riconoscerla finalmente per quello che è: una città come tutte le altre, con le sue disparità, le sue fragilità e le sue contraddizioni ordinarie.
Una città in cui il problema non è l’eccezione, ma la realtà quotidiana. E forse è proprio da qui che bisogna ripartire, se si vuole davvero costruire un racconto più aderente al presente e, insieme, un futuro più credibile.
Fonti
[1] Castel Volturno dove il futuro si vede già – Blog di Peppino Pasqualino https://bassovolturno.it/castel-volturno-dove-il-futuro-si-vede-gia/
[2] Dedalus cooperativa sociale – Facebook https://www.facebook.com/dedaluscoop/posts/sabato-18-alle-1030-al-centro-fernandes-di-castel-volturno-una-mattinata-di-conf/1332363832273504/
[3] Centro Fernandes https://www.centrofernandes.it
[4] Ruining urbanization. Nuove forme di produzione della vita urbana attraverso la ricolonizzazione delle rovine di Castel Volturno https://rosa.uniroma1.it/rosa03/tracce_urbane/article/view/18676
[5] Dedalus – Facebook https://www.facebook.com/dedaluscoop/photos/sabato-18-alle-1030-al-centro-fernandes-di-castel-volturno-una-mattinata-di-conf/1332355165607704/
[6] Aldo Policastro si insedia come Pg a Napoli – Il Roma https://www.ilroma.net/news/cronaca/842453/aldo-policastro-si-insedia-come-pg-a-napoli.html
[7] Castel Volturno, Centro Fernandes modello di accoglienza e integrazione (VIDEO) https://www.anteprima24.it/caserta/centro-fernandes-reportage/
[8] Ash Amin, “Lively Infrastructures” https://www.youtube.com/watch?v=KeZervZXxwA
[9] Castel Volturno, un presente di ostinata dignità – EXAGERE Rivista https://www.exagere.it/castel-volturno-un-presente-di-ostinata-dignita/
[10] Ambulatorio di Castel Volturno | EMERGENCY https://www.emergency.it/progetti/italia-castel-volturno-ambulatorio/
[11] Ruining urbanization. https://rosa.uniroma1.it/rosa03/tracce_urbane/article/download/18676/17834/40262
[12] Sabato 18, alle 10.30, al Centro Fernandes di Castel Volturno una … https://www.instagram.com/p/DXJjw4yjI8a/
[13] Intervista ad Antonio Casale, direttore del Centro Immigrati Fernandes di Castel Volturno https://www.youtube.com/watch?v=eFnpfxrClfQ
[14] Castel Volturno, Italia: una battaglia di civiltà https://www.cittanuova.it/castel-volturno-italia-una-battaglia-di-civilta/



Una risposta
Iniziativa lodevole. Analisi lucide contributi validi. Impegno con la speranza di costruire un futuro migliore nei legami con l’integrazione e l’inclusione.