Marrandino dice “NO” … vado avanti!

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Tempesta giudiziaria, il sindaco Marrandino rompe il silenzio.

«Non mi dimetto, avanti per responsabilità!»

di Bruno Marfé

Dopo giorni di silenzio, il sindaco di Castel Volturno Pasquale Marrandino ha affidato a una lunga dichiarazione pubblica la sua risposta alla tempesta giudiziaria che sta investendo il Comune.

Un intervento articolato, dai toni decisi e fortemente politici, nel quale il primo cittadino respinge ogni addebito, rivendica la correttezza dell’azione amministrativa e individua l’origine delle indagini in una strategia messa in campo da avversari politici sconfitti alle elezioni comunali del 2024.

La presa di posizione arriva in un momento di massima pressione istituzionale, dopo l’emergere di tre distinti filoni d’indagine aperti dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e le richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni.

“Il silenzio per rispetto delle istituzioni”

Marrandino apre la sua dichiarazione spiegando le ragioni del silenzio mantenuto nelle ultime ore. Una scelta che, secondo il sindaco, non sarebbe stata dettata né da paura né da strategia politica, ma dal rispetto per le istituzioni, la magistratura, le forze dell’ordine e i cittadini.

Il primo cittadino sottolinea di aver deciso di parlare solo dopo aver potuto esaminare gli atti giudiziari insieme ai propri legali, rivendicando la necessità di farlo “con chiarezza” e senza interferire con il lavoro degli inquirenti.

L’origine delle indagini: “Denunce politiche dopo il voto”

Il passaggio più duro della dichiarazione riguarda l’origine delle inchieste. Secondo Marrandino, il cosiddetto “terremoto giudiziario” avrebbe preso avvio subito dopo le elezioni amministrative del giugno 2024, a seguito di una serie di denunce e segnalazioni presentate da soggetti che non avrebbero accettato l’esito del voto.

Nel testo si parla esplicitamente di “vox populi” scambiata per fatti, di pettegolezzi elevati a prova e di insinuazioni trasformate in accuse. Il sindaco sostiene inoltre che sarebbero stati utilizzati messaggi vocali e conversazioni private, inviati in modo strumentale a persone ignare, con l’obiettivo di estrapolare frasi e interpretazioni da utilizzare come presunti riscontri.

Un’accusa che Marrandino estende anche ad alcuni professionisti del mondo forense, rei – secondo il sindaco – di aver contribuito ad alimentare un clima di sospetto senza fondamento oggettivo.

Fiducia nella magistratura, ma nessun passo indietro

Pur utilizzando toni molto critici nei confronti dei denuncianti, Marrandino ribadisce più volte di non mettere in discussione l’operato della magistratura. Al contrario, definisce “atto dovuto” l’avvio di indagini, intercettazioni, perquisizioni e controlli, sottolineando che questo è il normale funzionamento di uno Stato di diritto.

Il sindaco riconosce che, nell’ambito di indagini ampie e complesse, possano emergere aspetti amministrativi da chiarire, ma li definisce “passaggi fisiologici” che verranno affrontati con serenità e trasparenza nelle sedi opportune, fornendo tutta la documentazione necessaria.

Dimissioni valutate, ma respinte

Uno dei passaggi più rilevanti dal punto di vista politico riguarda il tema delle dimissioni. Marrandino ammette che, nelle scorse ore, l’ipotesi di un passo indietro lo abbia sfiorato, non per senso di colpa, ma per senso di responsabilità e umano sconforto.

Una possibilità che viene però rapidamente esclusa. Il sindaco rivendica il lavoro svolto in quasi due anni di amministrazione e afferma di non voler “buttare tutto” né spegnere le speranze di una città che, a suo dire, avrebbe iniziato un percorso di riscatto.

Da qui la scelta di continuare a guidare Castel Volturno, difendendosi nelle sedi giudiziarie e affidandosi con fiducia al lavoro della magistratura.

Lo scontro ora è anche politico

La dichiarazione del sindaco segna un passaggio netto nel quadro complessivo della vicenda. Marrandino sceglie la linea della resistenza, respinge le richieste di dimissioni e trasforma il confronto giudiziario in uno scontro apertamente politico, individuando precise responsabilità nella classe dirigente che lo ha preceduto e contrastato.

La partita, ora, si gioca su due piani paralleli: quello giudiziario, che seguirà i suoi tempi e le sue verifiche, e quello politico, dove il clima appare sempre più teso.

Castel Volturno resta così sospesa tra l’attesa delle risposte della magistratura e una dialettica istituzionale che, nei prossimi giorni, potrebbe conoscere nuovi passaggi decisivi.

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