L’Università a Castelvolturno

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Blog di Peppino Pasqualino – (Giornalista Pubblicista freelance & blogger)

Castel Volturno tra rinascita sociale e innovazione formativa.

Un cambiamento importante è in atto a Castel Volturno: arriva dal mondo accademico.

corrispondente da Castelvolturno – Bruno Marfè
Bruno Marfè

È di queste ultime ore la notizia dell’attivazione del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” presso il Pineta Grande Hospital di Castel Volturno. L’autorizzazione, arrivata dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur), prevede l’assegnazione di 120 nuovi posti, che si aggiungono all’offerta già presente nelle sedi di Napoli (290), Caserta (330), Odontoiatria (55) e Medicina in inglese (110). Un riconoscimento importante per una struttura sanitaria d’eccellenza, che oggi si trasforma anche in polo universitario, capace di attrarre competenze, investimenti e nuove energie.

Il Pineta Grande Hospital — accreditato con il SSN — dispone di 314 posti letto, 20 sale operatorie, un pronto soccorso con oltre 50.000 accessi l’anno e registra una media di 1.600 parti annui. Un’infrastruttura all’avanguardia, che diventa simbolo della trasformazione in atto in un territorio storicamente complesso.

 

Un mosaico demografico in continua evoluzione

Nel corso degli ultimi cinquant’anni, Castel Volturno ha vissuto una metamorfosi profonda: da territorio a vocazione agricola e poi con ambizioni turistiche, si è trasformato in un’area “periferica” segnata da abusivismo edilizio, carenze infrastrutturali e fenomeni di marginalizzazione. Un cambiamento favorito anche dai flussi migratori interni causati dal terremoto dell’Irpinia del 1980 e dal bradisismo flegreo, che spinsero molte famiglie in cerca di un rifugio verso la costa domiziana.

A partire dagli anni ’90, il fenomeno migratorio si è intensificato con l’arrivo di cittadini stranieri, soprattutto dall’Africa subsahariana (Nigeria e Ghana in particolare), ma anche da Europa dell’Est, Asia e America Latina. Al 31 dicembre 2023, gli stranieri regolarmente residenti rappresentavano il 18,3% della popolazione locale (fonte: ISTAT), con la comunità nigeriana in testa (33,2% degli stranieri), seguita da quella ghanese e ucraina.

Tuttavia, questi numeri sono parziali e non restituiscono pienamente la realtà del territorio. Le lunghe attese burocratiche per il rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno, unite alla precarietà abitativa, fanno sì che una parte rilevante della popolazione straniera non venga registrata ufficialmente. Ciò rende difficile pianificare politiche pubbliche efficaci, aggravando il rischio di marginalizzazione e invisibilità sociale.

Dal grafico sui flussi migratori dei cittadini stranieri dal 2002 al 2023, si notano picchi significativi negli anni 2012 e 2018, con punte vicine alle 900 iscrizioni annuali tra migrazioni esterne e interne, e un costante saldo positivo rispetto ai cancellati dall’anagrafe. Una conferma ulteriore di come Castel Volturno sia ormai da tempo crocevia di nuove residenze e relazioni.

Una città che resiste e innova

Nonostante le sue contraddizioni, Castel Volturno è anche un luogo di resistenza civile. Le famiglie storiche del territorio, ancorate ai valori del lavoro e della solidarietà, non hanno mai smesso di credere in un futuro diverso. Oggi una nuova generazione di giovani cresciuti in questo contesto – spesso figli dell’integrazione o protagonisti di un impegno quotidiano – porta avanti progetti di rinascita culturale e sociale.

Associazioni come il Magazine Informare sono da anni in prima linea nella promozione della legalità, della cittadinanza attiva e della coesione sociale. Alcuni di questi giovani sono entrati nelle istituzioni, portando in Consiglio comunale una visione nuova, più inclusiva e propositiva.

Una svolta concreta: cultura e sanità come volano

L’arrivo dell’università al Pineta Grande Hospital non è solo un traguardo accademico. È un segnale chiaro: Castel Volturno è pronta ad accogliere il futuro. L’università genera conoscenza, confronto, ricerca, sviluppo. Può diventare il fulcro di un ecosistema virtuoso, capace di generare innovazione sociale e urbanistica.

Castel Volturno è oggi un laboratorio di convivenza e di cambiamento. L’integrazione non è un dato acquisito, ma una sfida quotidiana che richiede visione, ascolto, progettualità. La sua vera rinascita non verrà calata dall’alto, ma nascerà dalla capacità delle persone — italiane e straniere — di riconoscersi in un orizzonte comune fondato su diritti, regole, cultura e responsabilità condivisa.

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