Grande il legame di Nogaro e il Centro Fernandes.
L’ultimo dono di un Vescovo di frontiera: la Befana della Solidarietà nel segno di Raffaele Nogaro.


Il 6 gennaio resterà una data simbolo per la Caserta dell’accoglienza e dei diritti. Mentre al Centro Fernandes si svolgeva la tradizionale Befana della Solidarietà – momento di festa e attenzione dedicato ai bambini del territorio, sostenuto anche dal Presidente della Camera di Commercio Tommaso De Simone – la città salutava per l’ultima volta una delle sue figure più alte e scomode: Monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, pastore di frontiera, coscienza critica del Mezzogiorno.
Una coincidenza carica di significato: l’Epifania, festa della rivelazione e dei doni, si è intrecciata con l’addio a un uomo che ha speso l’intera vita nel rendere visibili gli invisibili, nel difendere gli ultimi come centro e non come margine della comunità.
Una presenza che non cercava il centro, ma lo creava
Nel ricordo collettivo che ha accompagnato queste ore, sono emerse le voci di chi ha incrociato Nogaro nei luoghi più difficili: piazze, manifestazioni, centri sociali, periferie umane prima ancora che urbane. Tra queste, anche quella di Mamadou Kouassi, figura storica del Centro Sociale Ex Canapificio, che ha voluto ricordare la presenza discreta ma costante del Vescovo accanto a migranti, studenti e lavoratori sfruttati.
Parole semplici, mai protagonistiche, che restituiscono l’immagine di un pastore capace di camminare accanto senza sovrapporsi, di sostenere senza dirigere, di ascoltare prima di parlare. Un tratto che ha reso Nogaro credibile ben oltre i confini ecclesiastici.
La Befana della Solidarietà: un’eredità che continua
In questo clima di commozione, la Befana della Solidarietà al Centro Fernandes ha assunto un valore che va oltre la tradizione. La presenza delle istituzioni, rappresentate da Tommaso De Simone, ha rinnovato un impegno concreto verso l’infanzia e le famiglie più fragili del territorio, proprio quelle che Nogaro ha sempre indicato come misura di ogni politica degna di questo nome.
Per lui, i bambini non erano il futuro in astratto, ma il presente da proteggere. La solidarietà non un gesto simbolico, ma una responsabilità quotidiana.
L’arte, la spiritualità, l’amicizia: il ricordo di Gustavo Delugan
Accanto all’impegno sociale e civile, emerge in queste ore anche il volto più intimo di Raffaele Nogaro: quello dell’uomo capace di riconoscere e valorizzare la bellezza come forma di trascendenza. A testimoniarlo è il saluto commosso che Gustavo Delugan, destinatario della lettera autografa che accompagna questo ricordo, ha affidato ad un post su Facebook, con parole che dialogano idealmente con il pensiero espresso dallo stesso Nogaro nella lettera a Delugan: una visione dell’arte come rivelazione, come capacità di trasfigurare la realtà e generare speranza. Un’altra forma di impegno, coerente con il suo Vangelo vissuto.
Un’eredità che non chiede celebrazioni, ma coerenza
L’eredità di Raffaele Nogaro non è affidata ai monumenti né alle commemorazioni. Vive nei gesti concreti, nella capacità di indignarsi di fronte all’ingiustizia, nel rifiuto dell’indifferenza. Vive nei centri sociali come nelle parrocchie, nei linguaggi dell’arte come nelle battaglie per i diritti.
La coincidenza della sua scomparsa con il giorno dell’Epifania sembra l’ultimo, silenzioso messaggio: la giustizia si manifesta quando ci si prende cura dei più piccoli e di chi arriva da lontano.
Addio, Padre Raffaele.
Al Centro Fernandes, nelle piazze e nelle coscienze che hai attraversato, la tua voce continua a indicare la strada. E quella marcia, oggi, non si ferma.




Una risposta
Una vita pastorale vissuta al massimo x rendere visibili gli invisibili 💔🙏🏻