La politica smetta di usare le ferite di questo territorio

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per la rubrica… “PARLIAMONE”

Castel Volturno e l’alibi del “Destino Segnato”.

Oltre il pregiudizio, la verità del mare.

a cura di Bruno Marfé

Mentre il mare invade ancora una volta le strade di Destra Volturno e le mareggiate cancellano, in poche ore, il lavoro di una vita sui litorali, si profila l’ennesima ondata parallela, meno visibile ma altrettanto corrosiva: quella dei commenti sarcastici. Per molti, fuori da qui, Castel Volturno resta il “peccato originale” d’Italia, il luogo dove tutto sarebbe concesso e dove ogni danno finisce per apparire, in fondo, “meritato”, figlio di una storia complessa di abusivismo e cattiva gestione.

È una narrazione comoda. Ed è l’alibi perfetto per nascondere una verità molto più amara: Castel Volturno non è una vittima della sua storia, ma dell’immobilismo burocratico nazionale e regionale.

Destra Volturno: l’acqua in casa non è “colpa del passato”

Vedere l’acqua di mare entrare nelle case di Destra Volturno non è solo il risultato di scelte urbanistiche sbagliate compiute decenni fa. È, soprattutto, la prova di un fallimento attuale: quello della protezione costiera. Continuare a puntare il dito contro il “permissivismo” degli anni ’70 e ’80 serve alla politica di oggi per evitare una domanda semplice e scomoda: perché i progetti di difesa del litorale restano incagliati nelle carte?

Proprio a Castel Volturno esistono piani tecnici e studi ufficiali per la mitigazione del rischio erosione, dall’Autorità di Bacino al Masterplan del Litorale Domizio, che classificano vaste porzioni del territorio come aree a pericolosità idraulica elevata (P2 e P3). La consapevolezza tecnica, dunque, c’è. Ciò che continua a mancare è la trasformazione di quelle mappe in scogliere, pennelli, barriere soffolte. Un processo che procede con una lentezza esasperante, soffocato da visti ambientali, conferenze dei servizi e continue rimodulazioni dei fondi.

Il miraggio dei grandi progetti e l’alibi del PNRR

A Castel Volturno, la retorica del “Sud che non sa spendere” assume i contorni di una beffa.

Mentre si celebrano i successi parziali del Grande Progetto “Bandiera Blu”, nato per la riqualificazione del litorale domizio, i residenti di Destra Volturno e Bagnara sanno bene che la messa in sicurezza definitiva contro l’erosione segue tempi molto diversi da quelli degli annunci. Ancora nel 2022 si parlava di audizioni urgenti per interventi da circa 8 milioni di euro bloccati dal 2018, mentre il mare continuava ad avanzare.

A questo si aggiunge l’alibi nazionale del PNRR. Il governo ha scelto di rimodulare oltre un miliardo di euro inizialmente destinato al rischio idrogeologico, ammettendo implicitamente che il sistema burocratico centrale non era in grado di garantire la spesa nei tempi previsti. Questo non è un fallimento di Castel Volturno, che quei progetti li attende e li subisce, ma di uno Stato che preferisce tagliare risorse alle aree più fragili piuttosto che riformare la propria macchina amministrativa.

Il sacrificio silenzioso dei balneari e delle zone abitate

I lidi distrutti non sono semplici “strutture sulla spiaggia”. Sono imprese, famiglie, presìdi economici di un territorio che prova faticosamente a restare in piedi. Liquidare tutto con la frase “erano troppo vicini al mare” significa praticare una forma di sciacallaggio morale, ignorando una realtà evidente: quegli operatori e quei residenti sono stati lasciati soli in prima linea, senza le opere di protezione promesse da decenni e mai realizzate.

Basta con la letteratura dell’uno contro l’altro

Castel Volturno non ha bisogno di commiserazione, né del sarcasmo di chi osserva da lontano. Ha bisogno che la politica smetta di usare le ferite di questo territorio come uno scudo.

Il mare che invade Destra Volturno non è un “problema locale”. È la dimostrazione di cosa accade quando lo Stato non riesce a spendere i fondi che mette in bilancio, o li sottrae per “incapacità di spesa”. La vera mala gestione non è solo quella del mattone del passato, ma quella del nulla osta selvaggio del presente, che condanna il litorale del Basso Volturno all’impotenza mentre i progetti restano chiusi nei cassetti.

E intanto, fuori da quei cassetti, il mare…  quello vero… continua ad avanzare.

3 risposte

  1. Il mare non ha mai invaso né la riva destra del Volturno, né alcun altro luogo. Il mare fa il mare…siamo noi esseri umani, che non siamo in grado di fare altrettanto, quello che è normale fare….destra Volturno è per lo più area di golena, sottoposta al livello del mare, adattata ad accogliere appunto mareggiate e le piene del fiume, non costruzioni umane, meno che lidi e case…in quei punti che vanno ciclicamente sottacqua sarebbe dovuto essere inedificabile anche una semplice passerella di legno

    1. Carissimo Vincenzo concordo sul principio di fondo: il mare non “invade”, fa semplicemente il mare. E concordo anche sul fatto che vaste aree di Destra Volturno siano golenali, sotto il livello del mare, e che lì non avrebbe dovuto essere edificato, nemmeno in forma leggera. Su questo non c’è ambiguità.
      Proprio per questo, però, resto convinto che la responsabilità delle istituzioni sia stata… e continui a essere… grave e persistente.
      Perché quando un territorio viene riconosciuto come fragile, golenale, esposto a mareggiate e piene fluviali, lo Stato e gli enti competenti hanno due obblighi alternativi e complementari: impedire davvero l’edificazione e governare attivamente il rischio.
      A Castel Volturno, invece, è accaduto altro: per decenni si è tollerato, sanato, rinviato; poi, quando il problema è diventato strutturale, si è scelto di non intervenire né sul piano della delocalizzazione, né su quello della protezione, lasciando cittadini e operatori in una zona grigia di abbandono amministrativo.
      Dire oggi “non si doveva costruire” è vero.
      Ma non basta. Perché quelle costruzioni esistono da decenni, sono state in alcuni casi regolarizzate, allacciate, tassate. E da quel momento in poi lo Stato non può limitarsi a ricordare l’errore originario: deve assumersi la responsabilità della gestione del presente.
      Il punto dell’articolo non è accusare il mare, ma denunciare l’assenza di una politica coerente, capace di scegliere: o la messa in sicurezza, o la rimozione e la ricollocazione. L’unica cosa che non è accettabile è ciò che accade da anni: lasciare tutto com’è, finché ogni mareggiata non riapre la ferita.
      Su questo, pur partendo da una lettura tecnica condivisibile, temo che le istituzioni restino ancora oggi drammaticamente latitanti.

  2. In qualità di ideatore, creatore e direttore di questo Blog mi sento in dovere di ringraziare il Signor Vincenzo Ammaliato, per il suo accorato commento, e l’autorevole autore dell’articolo, Bruno Marfé, e di aggiungere all’interessante dibattito quanto segue: è apprezzabile quanto sottolineato dal lettore Ammaliato e quanto evidenziato dall’amico Bruno ma sembra anche il caso di porre sul “banco degli imputati” l’indifferenza totale di tutti i partecipanti alla vita quotidiana. Se i politici hanno “permesso” chiudendo tutti e due gli occhi, per qualche tornaconto, è pur vero che un’intera area, come la dx Volturno, certo non è nata in pochi secondi; questo vuole dire che gli uomini della Polizia Locale tutto hanno fatto tranne il loro dovere in qualità di Polizia Amministrativa, i membri delle opposizioni in Consiglio Comunale hanno voltato occhi e orecchi dall’altra parte (forse perché in fondo qualcuno avrà costruito anche la sua casetta abusiva), i sindacati, sempre pronti a innescare cortei “telecomandati” sono stati alquanto distratti in questi ultimi quarant’anni. Infine, e non da meno, dove sono stati i “cittadini” che, come tutti gli altri attori istituzionali, hanno voltato la faccia anziché DENUNCIARE alla Magistratura la costruzione abusiva degli stabili che avveniva giorno dopo giorno? Ecco che – secondo il mio umile avviso – puntare il dito e accusare è un “mestiere” facilissimo; il mestiere più difficile è quelli di “metterci la faccia” e battersi per i diritti (…e i doveri) facendo “CITTADINANZA ATTIVA”. Grazie a voi.

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  1. Il mare non ha mai invaso né la riva destra del Volturno, né alcun altro luogo. Il mare fa il mare…siamo noi esseri umani, che non siamo in grado di fare altrettanto, quello che è normale fare….destra Volturno è per lo più area di golena, sottoposta al livello del mare, adattata ad accogliere appunto mareggiate e le piene del fiume, non costruzioni umane, meno che lidi e case…in quei punti che vanno ciclicamente sottacqua sarebbe dovuto essere inedificabile anche una semplice passerella di legno

    1. Carissimo Vincenzo concordo sul principio di fondo: il mare non “invade”, fa semplicemente il mare. E concordo anche sul fatto che vaste aree di Destra Volturno siano golenali, sotto il livello del mare, e che lì non avrebbe dovuto essere edificato, nemmeno in forma leggera. Su questo non c’è ambiguità.
      Proprio per questo, però, resto convinto che la responsabilità delle istituzioni sia stata… e continui a essere… grave e persistente.
      Perché quando un territorio viene riconosciuto come fragile, golenale, esposto a mareggiate e piene fluviali, lo Stato e gli enti competenti hanno due obblighi alternativi e complementari: impedire davvero l’edificazione e governare attivamente il rischio.
      A Castel Volturno, invece, è accaduto altro: per decenni si è tollerato, sanato, rinviato; poi, quando il problema è diventato strutturale, si è scelto di non intervenire né sul piano della delocalizzazione, né su quello della protezione, lasciando cittadini e operatori in una zona grigia di abbandono amministrativo.
      Dire oggi “non si doveva costruire” è vero.
      Ma non basta. Perché quelle costruzioni esistono da decenni, sono state in alcuni casi regolarizzate, allacciate, tassate. E da quel momento in poi lo Stato non può limitarsi a ricordare l’errore originario: deve assumersi la responsabilità della gestione del presente.
      Il punto dell’articolo non è accusare il mare, ma denunciare l’assenza di una politica coerente, capace di scegliere: o la messa in sicurezza, o la rimozione e la ricollocazione. L’unica cosa che non è accettabile è ciò che accade da anni: lasciare tutto com’è, finché ogni mareggiata non riapre la ferita.
      Su questo, pur partendo da una lettura tecnica condivisibile, temo che le istituzioni restino ancora oggi drammaticamente latitanti.

  2. In qualità di ideatore, creatore e direttore di questo Blog mi sento in dovere di ringraziare il Signor Vincenzo Ammaliato, per il suo accorato commento, e l’autorevole autore dell’articolo, Bruno Marfé, e di aggiungere all’interessante dibattito quanto segue: è apprezzabile quanto sottolineato dal lettore Ammaliato e quanto evidenziato dall’amico Bruno ma sembra anche il caso di porre sul “banco degli imputati” l’indifferenza totale di tutti i partecipanti alla vita quotidiana. Se i politici hanno “permesso” chiudendo tutti e due gli occhi, per qualche tornaconto, è pur vero che un’intera area, come la dx Volturno, certo non è nata in pochi secondi; questo vuole dire che gli uomini della Polizia Locale tutto hanno fatto tranne il loro dovere in qualità di Polizia Amministrativa, i membri delle opposizioni in Consiglio Comunale hanno voltato occhi e orecchi dall’altra parte (forse perché in fondo qualcuno avrà costruito anche la sua casetta abusiva), i sindacati, sempre pronti a innescare cortei “telecomandati” sono stati alquanto distratti in questi ultimi quarant’anni. Infine, e non da meno, dove sono stati i “cittadini” che, come tutti gli altri attori istituzionali, hanno voltato la faccia anziché DENUNCIARE alla Magistratura la costruzione abusiva degli stabili che avveniva giorno dopo giorno? Ecco che – secondo il mio umile avviso – puntare il dito e accusare è un “mestiere” facilissimo; il mestiere più difficile è quelli di “metterci la faccia” e battersi per i diritti (…e i doveri) facendo “CITTADINANZA ATTIVA”. Grazie a voi.

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