

Legalità, coscienza e intelligenza artificiale.
Al Liceo Garofano di Capua una lezione che interroga il presente e costruisce il futuro.

a cura di Tania Parente
Presso il teatro del Liceo Garofano di Capua, si è tenuto un incontro che ha saputo superare i confini della semplice attività scolastica per trasformarsi in un autentico momento di crescita civile, giuridica e umana.
In presenza della Dirigente Scolastica, dottoressa Mariachiara Menditto, e della professoressa Anna Giacobone, l’istituto ha accolto il dottor Marco Puglia, Magistrato di sorveglianza presso il Tribunale di Napoli, e la dottoressa Chioccarelli, moglie di Luigi Frunzio, esempio concreto di legalità e memoria viva di un impegno che non può essere dimenticato.
La giornata, dedicata proprio al magistrato Frunzio, ha assunto fin da subito un tono che potremmo definire giuridicamente fondato ma profondamente umano: la giustizia non è un’entità astratta, non è confinata nelle aule dei tribunali o nei codici normativi, ma vive nelle scelte quotidiane, nei comportamenti, nella responsabilità individuale e collettiva. In questa prospettiva, si è ribadito con forza un principio essenziale:
La legalità è uno stile di vita….
… che si costruisce dalle piccole alle grandi cose, dai gesti più semplici fino alle decisioni più rilevanti. È emersa con forza l’idea che il diritto, per essere realmente efficace, debba essere interiorizzato, trasformandosi in cultura condivisa.
Particolarmente incisive sono state parole che hanno attraversato la platea con un’intensità rara: “Mi dispiace, abbiamo sbagliato. Non siamo stati capaci di sottrarlo alle mani della camorra.” Una dichiarazione che, oltre al suo valore umano, possiede una rilevanza giuridica ed etica significativa: il riconoscimento dell’errore istituzionale diventa atto di responsabilità e presupposto per il miglioramento del sistema. In questa prospettiva, la giustizia si configura non come perfezione, ma come tensione continua verso l’equità.
Intelligenza artificiale
Il cuore dell’incontro si è poi spostato su una delle questioni più complesse e attuali: l’intelligenza artificiale, analizzata nel suo rapporto con la legalità e l’illegalità, quale sfida concreta per le giovani generazioni. L’IA si presenta oggi come uno strumento ambivalente, capace di ampliare le opportunità ma anche di generare nuove forme di rischio. Sul piano giuridico, emergono problematiche legate al plagio, alla violazione della privacy, all’uso improprio dei dati; sul piano sociale, si registrano trasformazioni profonde, come la sostituzione del lavoro umano con sistemi automatizzati, testimoniata dal caso di un’azienda che ha licenziato 24 dipendenti, ritenuti ormai “sostituibili”.
I dati forniti durante l’incontro delineano un quadro chiaro e, al contempo, inquietante: nel 2024, il 70% degli adolescenti ha utilizzato l’intelligenza artificiale per lo studio, il 53% per la preparazione di esami universitari e l’88% per attività lavorative. Numeri che non possono essere ignorati e che impongono una riflessione strutturata.
La dipendenza tecnologica
Ma il dato più interessante emerge se si analizza la questione sotto un profilo psicologico. L’uso diffuso dell’intelligenza artificiale, infatti, incide sui processi cognitivi e relazionali dei giovani. Da un lato, essa riduce il carico cognitivo, facilitando l’apprendimento e sostenendo anche studenti con difficoltà; dall’altro, può determinare una progressiva riduzione dello sforzo critico, indebolendo la capacità di elaborazione autonoma e favorendo una dipendenza tecnologica.
Sul piano relazionale, si osserva il rischio di un isolamento crescente: l’interazione con strumenti digitali può sostituire, almeno in parte, il confronto umano, limitando lo sviluppo dell’empatia e delle competenze sociali. Si crea così una generazione potenzialmente più efficiente, ma anche più fragile sul piano emotivo.
In questo contesto, assume particolare rilievo l’intervento del dottor Puglia, che ha invitato i ragazzi a “guardare al passato”, evocando la figura di Santa Lucia, simbolo di luce. La metafora proposta è tanto semplice quanto potente: l’intelligenza artificiale è una luce, ma occorre interrogarsi sulla sua natura. Può illuminare il percorso della conoscenza oppure accecare, se utilizzata senza consapevolezza. È proprio in questa ambivalenza che si gioca la sfida educativa e giuridica del nostro tempo.
Legalità come stile di vita
Dal dibattito finale con gli studenti è emersa una necessità condivisa: quella di sviluppare un senso etico, di apprendere non solo le potenzialità ma anche i limiti degli strumenti tecnologici. Ancora una volta, è tornato centrale il concetto che la legalità è uno stile di vita, che si costruisce dalle piccole alle grandi cose, nel rispetto quotidiano delle regole, degli altri e di sé stessi.
La scuola, in questo scenario, assume un ruolo centrale.
Il Liceo Garofano, attraverso iniziative come questa, dimostra di essere non solo luogo di trasmissione del sapere, ma spazio di formazione della coscienza critica. Tuttavia, è stato sottolineato come ciò non sia sufficiente: è necessaria una chiara volontà politica che promuova percorsi strutturati di formazione sull’uso consapevole dell’intelligenza artificiale. La famiglia, da sola, non è in grado di affrontare una trasformazione così complessa.
L’A.I. strumento da “governare”
L’Italia, è stato osservato con realismo, appare in ritardo su questo fronte. Eppure, proprio da incontri come quello del Liceo Garofano può nascere un cambiamento. Quando la riflessione giuridica si intreccia con la dimensione psicologica e con la testimonianza diretta, si crea un terreno fertile per la crescita.
In definitiva, ciò che resta di questa giornata non è soltanto un insieme di nozioni, ma una consapevolezza: la legalità non è un’imposizione esterna, ma una scelta interiore; l’intelligenza artificiale non è un destino inevitabile, ma uno strumento da governare. E i giovani, se adeguatamente guidati, possono trasformare questa sfida in un’opportunità.


