Il Vescovo Lagnese agli alunni

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp

Messaggio del Vescovo Pietro per l’inizio del nuovo anno scolastico

LA SCUOLA CASA DI PACE

In occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico, il Vescovo Pietro ha rivolto un messaggio a studenti, docenti, dirigenti, famiglie e a tutto il personale della scuola, definendola un “luogo privilegiato dove si fa esperienza del vivere insieme e si coltiva la sapienza”. Il Vescovo ha sottolineato le complesse sfide che la comunità scolastica deve affrontare, dall’interazione con i social media all’educazione alla non violenza. Nel suo messaggio, il Vescovo Pietro ha esortato i giovani a vivere il percorso scolastico con gioia, rifuggendo da ogni forma di violenza e coltivando il rispetto e la solidarietà. Ha indicato come esempi i beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, “esempi luminosi di fede operosa” che hanno scoperto nel Vangelo la via per una pienezza di vita. Rivolgendosi ai docenti, il Vescovo ha espresso gratitudine per il loro ruolo, invitandoli a considerare la scuola come un luogo di formazione integrale della persona, non solo intellettuale ma anche umana e spirituale. Ha inoltre ribadito l’importanza della collaborazione sinergica tra scuola e famiglia, citando il proverbio africano: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Il Vescovo Pietro ha poi rivolto un pensiero ai ragazzi di Gaza e dell’Ucraina, auspicando che le scuole diventino “tante case di pace” dove coltivare il dialogo, la giustizia e il perdono. Ha anche affrontato il tema del divieto di uso dei cellulari nelle scuole superiori, definendolo un’opportunità per “rifuggire dal pericolo che le amicizie e i contatti divengano solo virtuali”. Il messaggio si conclude con un augurio a tutti di camminare “alla luce del vero, del bello e del buono” e l’auspicio che i sacerdoti possano essere compagni di viaggio per studenti e docenti.

Cari alunni e studenti, docenti, famiglie, dirigenti scolastici, personale tutto della scuola, pace! All’inizio del nuovo anno scolastico giunga a tutti voi il mio auguro. La scuola è il luogo in cui si apprende il sapere, si acquisisce un’esperienza di vita e soprattutto si coltiva la virtù della sapienza; luogo privilegiato dove si fa esperienza del vivere insieme, dove ci si accorge dell’altro, dove si sperimentano sentimenti ed emozioni.
Viviamo un momento storico in cui la comunità scolastica affronta sfide sempre più complesse: dall’interazione con il mondo dei social all’educazione alla non violenza e, più in generale, a quella
civica; dall’accompagnamento psicologico degli studenti alla formazione professionale. Il mio primo pensiero va a voi ragazzi. Vivete questo percorso con gioia, affidandovi ai docenti che vi aiuteranno a progredire nella conoscenza, nello studio e nella conquista dell’autonomia personale. Rifuggite ogni forma di violenza, anche solo verbale, e coltivate il rispetto e la solidarietà.
Vi affido a Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis e v’invito a seguire il loro esempio; giovani come voi, pochi giorni fa sono stati proclamati santi da Papa Leone XIV: esempi luminosi di fede operosa, certamente anche grazie alla scuola, hanno maturato scelte importanti e hanno scoperto nel Signore Gesù e nel Suo Vangelo la via per una pienezza di vita che hanno testimoniato in maniera eroica.
Ringrazio tutti voi docenti cui è affidata la cura, la crescita e il futuro dei nostri giovani. Continuate a guardare alla scuola come un luogo privilegiato di formazione integrale della persona, di crescita non solo intellettuale, ma anche umana e spirituale degli studenti. Accompagnateli, avendo cura di leggere nei loro occhi le domande, i bisogni e le attese, per dire loro le parole giuste, nel rispetto di tutti e di ciascuno. Se è vero che educare è un’arte, vi auguro di diventare dei veri artisti!
La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che genitori e docenti collaborino in forma sinergica, perché l’azione educativa e formativa possa
essere efficace. L’unità d’intenti tra famiglia e insegnanti fa pensare a quel proverbio africano tanto vero e attuale: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Per educare uno studente ci vogliono tante realtà: famiglia, insegnanti, personale non docente, comunità…
Mentre vi scrivo, il mio pensiero va ai ragazzi e ai giovani di Gaza e dell’Ucraina e di tutte quelle aree del pianeta in cui imperversano guerre fratricide. Tanti studenti non potranno andare a
scuola o saranno costretti a fare lezione con la paura di essere bombardati. Pensando a loro, facciamo in modo che le nostre scuole diventino tante “case di pace”, dove si coltiva il dialogo come mezzo per disinnescare le ostilità, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. “La pace – ci dice Papa Leonenon è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che
intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione”.
Da quest’anno, durante le lezioni, sarà vietato l’uso dei cellulari anche nelle scuole superiori. Cari studenti, guardate a questa novità come un’opportunità per rifuggire dal pericolo che le amicizie e
i contatti divengano solo virtuali invece che restare umani. Lo smartphone è un grande aiuto, è bello che tutti possano usarlo, ma quando si diventa schiavi di questo strumento, si corre il rischio
di perdere la propria libertà.
Vi abbraccio tutti e tutte, e vi auguro di camminare alla luce del vero, del bello e del buono. In questo cammino è mio desiderio che anche i nostri sacerdoti, nel rispetto dei ruoli e dei calendari
scolastici, possano divenire vostri compagni di viaggio. Un pensiero caro arrivi anche agli universitari che giungono nelle nostre città, come anche a quanti partiranno dalla nostra terra per
studiare o insegnare in giro per l’Italia o per il mondo.
Con affetto di fratello e padre, vi saluto e vi benedico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri Articoli

DiSTABiF e studenti: incontro tra generazioni.

“Giornata Nazionale Donne e Ragazze nella Scienza.” “Le dimore dell’anima”, per la regia di Antonio Iavazzo, direttore artistico del teatro Fazio, perla della

Le Foibe e la Shoah ripercorse a Grazzanise

I giorni della “Memoria” e del “Ricordo” perchè non riaccada. Sterpetti, Mirra e Umani testimoni all’IC di Grazzanise.  <Il giorno della memoria: una celebrazione doverosa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *