
Il “Ricomincio da tre” di un divano migrante.
5 marzo 1981: 45 anni dopo, tra memoria pubblica e accoglienza concreta.

a cura di Bruno Marfè
Oggi 5 marzo 2026 ricorrono i 45 anni dall’uscita di “Ricomincio da tre”, il film con cui Massimo Troisi consegnò al Paese una lezione semplice e ancora attuale: non si è obbligati a ricominciare da zero. Qualcosa di buono va custodito, portato con sé, rilanciato.
A Castel Volturno, questa idea ha preso forma attraverso un oggetto concreto: il divano della casa romana di Massimo.

Una vicenda amministrativa diventata storia civile
La mia attenzione per quel divano nacque per ragioni istituzionali. In qualità di dipendente del Comune di Napoli, ricevetti incarico — insieme al competente ufficio comunale — di organizzare il trasferimento delle suppellettili della casa romana di Troisi dal deposito di Castel Volturno al deposito comunale, a seguito della donazione annunciata dalla famiglia.
Quella donazione, tuttavia, non si perfezionò. Nel frattempo il divano ebbe una prima esposizione pubblica alla Casina Pompeiana, restituendo dignità a un arredo che era stato parte della quotidianità creativa dell’artista. Successivamente rientrò negli spazi del PAN, dove era prevista la ricostruzione dello studio romano di Massimo.
Anche quel progetto rimase sospeso.
Il divano tornò così in deposito. Attesa, incertezza, silenzio. Una storia fatta di annunci e rinvii che, nel tempo, ha trasformato quell’oggetto in un simbolo involontario di “migrazione”: spostamenti continui senza approdo definitivo.
L’intuizione: quando il cinema parla di partenze
A cambiare prospettiva contribuì anche l’incontro con Mamadou Kouassi, la cui esperienza ha ispirato il film “Io Capitano” e che ha poi collaborato alla sceneggiatura.
Lo invitai a vedere Ricomincio da tre, e Mamadou rimase sinceramente sorpreso. Non si aspettava che una commedia del 1981 potesse parlare così chiaramente di partenza, identità, diritto di cercare altrove il proprio spazio. In quel dialogo inatteso tra epoche diverse è emersa la forza universale del racconto di Troisi.

L’approdo al Centro Fernandes
Il 19 febbraio 2025, giorno del compleanno di Massimo, grazie alla sensibilità della sorella Rosaria, il divano è stato donato definitivamente al Centro Fernandes di Castel Volturno.
Non come cimelio celebrativo, ma come elemento vivo di un “Salotto Troisi” inserito in un luogo che ogni giorno si misura con il tema dell’integrazione e dell’accoglienza. Un approdo coerente con il senso profondo di quella storia.
Oggi, a 45 anni dall’uscita del film, quel divano non è più un oggetto in transito. È parte di uno spazio che tiene insieme memoria culturale e impegno sociale.
Ed è proprio qui che la vicenda assume un significato più ampio. Perché la gestione della memoria non può essere lasciata al caso, agli annunci incompiuti o alle occasioni mancate. I territori del Basso Volturno hanno diritto a una politica culturale stabile, capace di custodire e valorizzare ciò che li attraversa e li rappresenta.
La memoria non è un deposito. È una responsabilità pubblica.
Se un divano ha dovuto migrare per anni prima di trovare casa, forse è il momento che le istituzioni locali si interroghino su come strutturare percorsi chiari, condivisi e duraturi per la tutela dei beni culturali e simbolici del territorio.
Ricominciare da tre, oggi, significa anche questo: non disperdere il patrimonio di senso che abbiamo, ma organizzarlo, proteggerlo e restituirlo alla comunità con visione e continuità.


