E io pago!

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per la rubrica… PARLIAMONE

La D.E.A. di Grazzanise rinviene un’altra discarica a Santa Maria la Fossa.

L’assuefazione generale: questo il vero problema.

Da Capua a Castelvolturno passando per Grazzanise: gli scarichi abusivi si moltiplicano.

La piaga dell’amianto.

<E io pago!>, avrebbe detto il Principe De Curtis in questa occasione; ed è quello che direbbe ogni cittadino fossataro nel vedere ciò che accade sul proprio territorio. I volontari della D.E.A. (Difesa Ecologia Ambientale) – associazione regionale con sede nella vicina Grazzanise – in uno dei giri di controllo territoriale hanno rinvenuto vere e proprie mini-discariche a cielo aperto.

La nota che la D.E.A. ha inoltrato al Comune di Santa Maria la Fossa, al Commissario Straordinario per le Bonifiche, il Generale Vadalà, e all’Agenzia Regionale Protezione Ambiente di Caserta riguarda la via consortile, l’arteria di proprietà del Consorzio Generale di Bonifica del Bacino del Basso Volturno. In corrispondenza dell’accesso alla strada consortile dalla S.P. 333 sono stati scaricati abusivamente rifiuti di ogni genere, lastre di amianto, vasche da bagno provenienti da ristrutturazioni effettuate “in nero” (si legge testualmente nel rapporto redatto dalla D.E.A.), ogni sorta di rifiuti solidi urbani, taniche vuote che hanno contenuto prodotti fitosanitari, pneumatici, materiali plastici e ben sette carcasse di frigo bar.

 

Il canale di bonifica, dismesso da oltre vent’anni, è un ricettacolo di rifiuti che spesso non si notano solo perché ricoperti da vegetazione come simbolo di incuria. Il dossier inoltrato dai volontari dell’associazione ambientalista risulta dettagliato e corredato da un nutrito numero di immagini (vedi foto allegate) e da specifiche coordinate geografiche che, almeno in questo, faciliteranno il lavoro di rinvenimento da parte delle istituzioni preposte alla vigilanza, alla prevenzione (che a quanto pare non avviene) e alla bonifica.

Ora si chiede la messa in sicurezza dei diversi siti e la loro bonifica; quest’ultima, in altre parole, si traduce in investimento di fondi pubblici (a carico dei cittadini) per ripristinare i luoghi che periodicamente si ripresentano lacerati da nuovi sciagurati abbandoni di rifiuti. Una piaga che potrebbe essere evitata se il sistema di telecamere (altra spesa a carico dell’utenza) funzionasse.

A tale proposito, la D.E.A. si chiede: <ma queste telecamere a cosa servono se poi non si riesce a rinvenire agli autori di tali atti delittuosi?>. L’appello finale presente nella nota diffusa coinvolge direttamente l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, per cui sarà innescato il procedimento di verifica e (si spera) di bonifica.

Anche a Grazzanise non mancano gli eventi delittuosi contro l’ambiente, nonostante la presenza di una rete di “video-trappole” voluta dall’amministrazione locale. Il lavoro è duro e lungo; ciò che manca completamente è l’impegno degli Enti territoriali nell’educare al rispetto della natura e dell’ambiente circostante.

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