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per la rubrica … PARLIAMONE !
Dal campo alla strategia: una proposta di coordinamento operativo…
… e di un confronto necessario.
Dopo l’articolo “Si volta pagina, ora si fa sul serio”, è indispensabile un confronto franco e sincero.

di Bruno Marfè
C’è chi, come Vincenzo Ammaliato, da anni lavora sul campo. Non nei convegni, non nei post, non nei comunicati. Sul campo. Decine di migliaia di rifiuti raccolti personalmente: 10.000 accendini, centinaia di oggetti simbolo del degrado, migliaia di piccoli frammenti sottratti al mare. Una goccia nel mare, forse. Ma una goccia concreta. La sua posizione è chiara: troppe volte si sono viste progettualità teoriche che non hanno prodotto effetti reali. Troppe risorse spese in parole, troppe energie disperse in iniziative che non hanno lasciato traccia. Prima si agisce, poi si teorizza.
Ed è una posizione che merita rispetto.
Allo stesso tempo, è emersa un’altra consapevolezza: l’azione, se resta isolata, rischia di consumare chi la porta avanti. Chi lavora sul campo spesso rimane solo. Chi appare nelle giornate simboliche spesso scompare quando il lavoro diventa faticoso. Senza un disegno strategico, il rischio è che le energie migliori si logorino. La verità è che campo e visione non sono alternativi.
Sono complementari.
Senza azione concreta, la progettualità diventa retorica. Senza progettualità, l’azione resta episodica. E allora forse il punto non è scegliere tra teoria e pratica. Il punto è organizzare il rapporto tra le due.
Una proposta: coordinamento stabile e legittimazione collettiva
Se davvero vogliamo “fare sul serio”, serve un passo ulteriore: costruire un coordinamento stabile tra i gruppi che operano sul territorio. Non un contenitore vuoto. Non una nuova sigla. Ma uno strumento operativo. Un luogo dove chi lavora sul campo porta dati, numeri, esperienza reale; chi ha competenze progettuali costruisce strategie, bandi, interlocuzioni istituzionali; le associazioni si presentano unite ai tavoli decisionali; le azioni non restano isolate, ma entrano in una visione di lungo periodo.
Perché c’è un tema decisivo: la legittimazione.
Quando ti siedi a un tavolo istituzionale da solo, sei un volontario meritevole.
Quando ti siedi come rappresentante di una rete strutturata, sei un interlocutore.
La differenza è enorme.
Una sede, una credibilità
Un coordinamento stabile ha bisogno di un luogo. Non un indirizzo simbolico, ma uno spazio riconoscibile, con una storia e una presenza nel territorio. In questo senso, il Centro Fernandes rappresenta una candidatura naturale. La sua natura quasi istituzionale, il radicamento nella comunità, la rete di relazioni che nel tempo ha saputo costruire, lo rendono qualcosa di più di una semplice sede logistica: lo rendono una garanzia di serietà. Sedersi a un tavolo istituzionale è più semplice quando alle spalle c’è una struttura che il territorio già conosce e rispetta. Il Centro Fernandes non sarebbe quindi solo il luogo fisico del coordinamento, ma un elemento costitutivo della sua credibilità. Un segnale chiaro, verso le istituzioni e verso i cittadini, che questa volta non si tratta di un’iniziativa estemporanea, ma di un progetto che ha radici, continuità e intenzione di durare.
Dall’esperienza delle tartarughe alla sfida delle cicogne
L’esperienza delle nidificazioni di tartaruga marina ha dimostrato che il territorio può diventare un modello nazionale. Ora si parla di cicogne, di ripopolamento della piana del Volturno, di progettualità eco-sistemiche più ampie. Sono idee ambiziose. E proprio per questo hanno bisogno di pianificazione tecnica; alleanze scientifiche; interlocuzione istituzionale; coordinamento tra gruppi.
Non bastano le braccia. Servono anche tavoli di lavoro.
Una sintesi possibile
Non si tratta di abbandonare il campo per il convegno. Si tratta di fare in modo che il lavoro del campo diventi forza contrattuale, progetto strutturato, continuità. L’azione solitaria è eroica. L’azione coordinata è trasformativa. Se vogliamo davvero voltare pagina, allora il passo successivo non è moltiplicare le iniziative, ma organizzarle.
Non è fare solo eventi, ma costruire una rete stabile che dia peso e continuità a ciò che già si fa. Perché fare sul serio significa anche questo… non lasciare soli quelli che lavorano. E non lasciare senza struttura le energie migliori del territorio.



