Un tesoro ecologico sotto assedio

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp

per la rubrica … “PARLIAMONE”

CPR a Castel Volturno: un disastro ambientale annunciato.

Diffida formale a Ministero e Invitalia.

a cura di Bruno Marfè

Le associazioni ELSA, ASOIM ed ENPA hanno inviato una diffida formale al Ministero dell’Interno e a Invitalia per fermare la procedura di gara del nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Al centro della contestazione non c’è soltanto la gestione dei flussi migratori, ma qualcosa di più concreto e irreversibile: la sopravvivenza di un ecosistema unico, uno degli ultimi di questa densità naturalistica rimasti in Campania.

Un tesoro ecologico sotto assedio

L’area individuata per il CPR non è un vuoto da colmare. Secondo la documentazione tecnica allegata alla diffida, si tratta di un ecosistema di elevatissimo pregio naturalistico: habitat rari, specie di avifauna migratoria protette dalle direttive europee “Habitat” e “Uccelli”, un equilibrio biologico costruito nel tempo e difficilmente recuperabile una volta compromesso.

Realizzare un’opera di questa portata significherebbe:

  • Consumo di suolo massiccio: ettari di terreno cementificati in un’area che la stessa normativa europea impone di preservare.
  • Impermeabilizzazione: alterazione permanente del drenaggio naturale del suolo, con ricadute ecosistemiche irreversibili.
  • Danno alla biodiversità: interruzione delle rotte migratorie e distruzione di nidi di specie di interesse comunitario.

Il valore di quest’area è riconosciuto anche a livello istituzionale: è già in corso l’iter formale presso la Regione Campania per il riconoscimento come Zona di Protezione Speciale (ZPS) all’interno della Rete Natura 2000. Una procedura avviata, quindi, non ipotetica.

La legge ignorata: perché la gara è illegittima

La diffida non muove da considerazioni ideologiche, ma da precise lacune procedurali. L’amministrazione ha avviato la gara in assenza delle valutazioni ambientali obbligatorie per legge, ignorando tre pilastri fondamentali della tutela ambientale europea e nazionale:

  1. Mancanza della VINCA: per ogni progetto che insiste su aree sensibili come questa, la Valutazione di Incidenza Ambientale è un passaggio obbligatorio. Senza di essa, ogni atto successivo è giuridicamente nullo.
  2. Assenza di VIA e VAS: un intervento di questa portata non può essere sottratto alla Valutazione di Impatto Ambientale e alla Valutazione Ambientale Strategica.
  3. Principio di precauzione violato: il diritto europeo impone di sospendere le procedure quando esiste un rischio concreto di danni gravi e irreversibili all’ambiente. Qui quel rischio è documentato, non ipotetico.

L’ultima chiamata

La scadenza per la presentazione delle offerte è il 28 maggio 2026. Le associazioni hanno concesso 10 giorni per sospendere la procedura in autotutela. Se il Ministero non risponderà, la battaglia si sposterà al TAR, alla Procura della Repubblica e alla Commissione Europea.

Il Basso Volturno ha già pagato un prezzo altissimo in termini di sfruttamento del territorio. Questa volta, le associazioni ambientaliste hanno scelto di non aspettare il danno compiuto: la diffida formale è il primo atto di una resistenza che ha basi solide, sia nel merito ambientale sia nel diritto.

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri Articoli

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *