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Castel Volturno, il riscatto passa anche dal jazz.

Successo per la seconda edizione della rassegna estiva

a cura di Bruno Marfè

Dopo il recente veemente dibattito innescato dal rifiuto dell’amministrazione comunale di Castel Volturno di ospitare la tiktoker Rita De Crescenzo – una scelta che ha acceso i riflettori sulla contrapposizione tra cultura istituzionale e sottocultura digitale – la città ha offerto una risposta concreta e di grande spessore attraverso la seconda edizione della rassegna estiva Jazz in Castel Volturno. Un festival che, con la sua programmazione, ha voluto ribadire come la musica di qualità possa diventare un linguaggio universale di riscatto sociale e culturale, capace di parlare a pubblici diversi e di restituire dignità a un territorio troppo spesso raccontato solo per le sue criticità.

La serata di chiusura, svoltasi al Parco Urbano Pinetamare, è stata un successo sotto ogni punto di vista. Un pubblico numeroso, attento e partecipe ha seguito con entusiasmo un concerto che ha trasformato lo spazio verde in un palcoscenico naturale, offrendo a molti la possibilità di vivere un’esperienza culturale di alto profilo a pochi passi da casa.

Il progetto musicale protagonista, Standards Zone, ideato dal batterista Domenico Benvenuto, ha proposto un viaggio tra i grandi classici del repertorio jazzistico americano. Brani intramontabili che, tra arrangiamenti ricercati e interpretazioni personali, hanno saputo conquistare la platea. Il momento culminante è arrivato con una trascinante esecuzione di Caravan di Duke Ellington, che ha scatenato applausi convinti e prolungati.

Sul palco si sono alternati musicisti di straordinario talento. Domenico Benvenuto, che ebbi il privilegio di conoscere e ascoltare in una serata di jazz alla Casina Pompeiana, ha confermato la sua maturità artistica regalando assoli di batteria travolgenti e un senso del ritmo impeccabile. In un momento di pausa, ha offerto al pubblico una riflessione profonda che ha ben riassunto lo spirito della serata e della musica stessa: “Nella vita bisogna assolutamente amare qualcosa. È il solo mezzo a nostra disposizione per sfuggire alla routine quotidiana. La musica, classica o jazz non importa, è l’ideale per questo scopo. Noi tutti abbiamo bisogno della musica. È la musica che spazza via la polvere della vita di tutti i giorni.” Un pensiero che ha trovato subito una eco vibrante nell’atmosfera magica creata. Accanto a lui, il basso di Dario Spinelli – già a me noto per alcune esibizioni con amici musicisti – ha dato spessore e dinamismo a ogni brano, mentre la tromba di Samuele Desiato ha portato eleganza e lirismo con suoni intensi e suggestivi.

Particolarmente significativa la presenza di Rocco Traettino, non solo in veste di sassofonista – con un sax tenore capace di emozionare e sorprendere – ma anche come direttore artistico della rassegna. Le sue scelte programmatiche hanno tracciato un percorso coerente e di qualità, rendendo Jazz in Castel Volturno un appuntamento riconosciuto e atteso.

La chiusura non poteva che essere affidata alla tradizionale jam session, un momento di condivisione in cui si sono uniti sul palco artisti giovani e veterani, confermando lo spirito di comunità che anima il festival. L’interpretazione di Summertime da parte della cantante Fabiola Altavilla ha rappresentato l’epilogo perfetto, salutato da un lungo applauso collettivo.

Prima dei saluti finali, un consigliere comunale presente alla serata ha portato i saluti dell’amministrazione, sottolineando con simpatia la “timidezza” di Rocco Traettino, che negli anni ha saputo trasformarsi in un musicista e direttore artistico maturo, ormai punto di riferimento per il territorio. Traettino, prendendo la parola, ha ringraziato tutti i musicisti che hanno partecipato alle tre serate, l’amministrazione comunale per la fiducia accordata e soprattutto il pubblico, definito “una cornice straordinaria” capace di dare senso e forza a questo percorso. Ha poi dato appuntamento all’estate prossima, lasciando intravedere la possibilità di nuove tappe culturali anche in autunno o in primavera. Alla curiosa domanda del pubblico “E a Natale?”, il sassofonista ha sorriso e risposto semplicemente: “Vedremo”.

La rassegna non è stata soltanto un evento musicale, ma un tassello importante di un percorso di rinascita culturale. Castel Volturno, con iniziative come questa, dimostra la volontà di costruire una nuova immagine: un territorio che non si arrende agli stereotipi, ma che sceglie di investire in arte, cultura e bellezza come strumenti di coesione e identità condivisa.

 

 

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