
Castel Volturno, dove l’arte diventa resistenza civile.
Laboratorio riconosciuto dal mondo accademico e giudiziario.

a cura di Bruno Marfè
In un territorio troppo spesso raccontato solo attraverso cronache di degrado e criminalità, c’è chi ha scelto di cambiare il racconto. Non con le parole, ma con i fatti.
L’inaugurazione del nuovo spazio di Officina Volturno e della redazione del Magazine Informare non è stata una semplice cerimonia: è stata la dimostrazione concreta che la cultura può diventare presidio di legalità e l’informazione uno strumento di riscatto collettivo.
Per una mattina, Castel Volturno si è trasformata nel punto d’incontro tra istituzioni, magistratura, mondo accademico e società civile. Ma soprattutto tra esperienza e futuro: quello rappresentato da un gruppo di giovani giornalisti che ha scelto di restare al Sud, di raccontarlo e di costruire qui il proprio percorso.
L’arte che rompe il silenzio

Cuore del nuovo spazio è la mostra permanente antimafia del maestro Gaetano Porcasi, curata dall’artista Mattia Montone.
Le sue opere non celebrano solo la memoria delle vittime, ma raccontano una storia più ampia e meno conosciuta: quella di una lotta alla mafia che affonda le radici molto prima delle stragi del 1992.
Durante il suo intervento, Porcasi ha ricordato come l’antimafia nasca già nel dopoguerra, con i contadini uccisi per aver difeso la terra e i diritti. Un messaggio che guarda anche al presente, dove – ha avvertito l’artista – le mafie colpiscono spesso attraverso l’isolamento e la delegittimazione, con quella che ha definito “la macchina del fango”.
Dalla periferia al centro delle istituzioni

La forza dell’iniziativa ha trovato un’immediata attenzione istituzionale.
Il Vicepresidente della Camera Sergio Costa ha lanciato una proposta concreta: portare la mostra e il modello di Castel Volturno nella Sala del Cenacolo di Montecitorio.
“Il coraggio non è l’assenza di paura, ma il modo in cui la si affronta”, ha dichiarato, invitando i giovani di Informare a portare a Roma la loro esperienza.
Sulla stessa linea l’impegno del deputato Agostino Santillo, che ha sottolineato il valore del giornalismo indipendente come elemento essenziale per la trasparenza e la democrazia, proponendo nuove tappe per la diffusione della mostra sul territorio.
La rete dei territori e della scuola
Tra gli interventi più significativi, quello del sindaco di Bacoli Josi Della Ragione, che ha offerto il sito reale del Fusaro come futura sede espositiva, parlando della necessità di restituire i beni e gli spazi pubblici alla comunità, unendo bellezza e giustizia sociale.
Anche Camilla Sgambato ha ribadito il ruolo della scuola come primo presidio di legalità, annunciando l’intenzione di inserire il progetto di Informare nelle reti educative regionali.
Una nuova forma di resistenza

Diversi interventi hanno richiamato un concetto comune: oggi la sfida non è solo contro la criminalità organizzata, ma contro l’indifferenza, il cinismo e il “benaltrismo”.
Un’idea ripresa anche da Luigi de Magistris, che ha sottolineato come le mafie contemporanee puntino sempre più a infiltrarsi nell’economia e nella politica, e come la vera risposta passi dalla credibilità e dalla coerenza delle persone e delle istituzioni.
Un laboratorio di cittadinanza
Il valore dell’iniziativa è stato riconosciuto anche dal mondo accademico e giudiziario.
Il professor Luca Di Majo ha definito il nuovo spazio una concreta applicazione dell’articolo 2 della Costituzione, mentre rappresentanti della magistratura hanno indicato nel lavoro dei giovani giornalisti un presidio fondamentale di verità e consapevolezza civile.
La sede ospita non solo attività editoriali e culturali, ma anche iniziative di solidarietà, come l’armadio sociale e la distribuzione di beni per le famiglie in difficoltà. Informazione e aiuto concreto, racconto e presenza sul territorio.
Un altro racconto possibile
Castel Volturno viene spesso descritta come una periferia difficile, una zona problematica.
Eppure, dentro questo nuovo spazio, prende forma un racconto diverso: quello di una comunità che non si arrende, di giovani che scelgono di restare, di istituzioni che collaborano, di un’arte che non consola ma interroga.
Come è stato sintetizzato: “Qui i ragazzi non imparano solo a fare i giornalisti. Imparano a essere cittadini.”
In un territorio che per troppo tempo è stato raccontato solo per le sue fragilità, questo spazio rappresenta qualcosa di più di una sede.
È un segnale.
Un presidio.
Una forma concreta di resistenza civile.



