Commissione d’Inchiesta al Centro Fernandes

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp

Castel Volturno: “Il Decreto Flussi è una fabbrica di invisibili”

a cura di Bruno Marfè

Una giornata di ascolto, confronto e immersione nelle “contraddizioni straordinarie” di un territorio che da decenni rappresenta una frontiera complessa: quella dell’accoglienza e, troppo spesso, dello sfruttamento. La delegazione della Commissione d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro e sullo sfruttamento ha fatto tappa al Centro Fernandes, cuore pulsante del litorale domitio.

L’accoglienza e la convivialità: il volto umano delle istituzioni

Ad aprire la giornata è stato Antonio Casale, direttore del Centro, che ha accompagnato i senatori in una visita della struttura, raccontandone la storia e le attività quotidiane a sostegno dei migranti.

Uno dei momenti più significativi è stato il pranzo presso la mensa del Centro, condiviso con Don Gianni Branco e Suor Paola. Attorno alla tavola, in un clima informale e autentico, i parlamentari hanno cominciato a confrontarsi con alcuni testimoni, tra cui il giornalista de Il Mattino Vincenzo Ammaliato, e la realtà del territorio. Un’occasione preziosa per entrare nel vivo delle dinamiche sociali che attraversano Castel Volturno, ben oltre i numeri e le statistiche.

Le voci della Commissione: dal territorio al legislatore

Nel corso dei lavori, sono emerse riflessioni forti e convergenti.

Il senatore Orfeo Mazzella (M5S) ha richiamato il legame profondo tra degrado sociale e rischi sanitari:

“Conosco queste terre e le loro ferite. Qui non siamo di fronte a una crisi passeggera, ma a un sistema che logora la salute e la dignità. La politica non può restare chiusa nei palazzi: dobbiamo trasformare la realtà che abbiamo toccato oggi in emendamenti che tutelino i corpi e le vite di questi lavoratori.”

La senatrice Susanna Camusso (PD) ha offerto una lettura critica delle attuali politiche migratorie:

“Il Decreto Flussi è il tentativo di non affrontare il problema. Non è una soluzione, perché mette il migrante in una condizione di immediata ricattabilità. Il nostro Paese non ha un metodo legale d’ingresso efficace, e questo crea un vuoto in cui si inserisce lo sfruttamento.”

Il senatore Tino Magni (AVS) ha invece richiamato la memoria storica del Paese:

“Siamo stati un popolo di emigranti, dai nostri nonni in Belgio alle comunità in Brasile. Vedere oggi ragazzi del Bangladesh costretti a lavorare per due euro l’ora è un dolore umano e un fallimento politico. Dobbiamo spezzare la catena che trasforma i diritti in privilegi a pagamento.”

Il finale: l’appello di Casale e il saluto dell’Imam

A chiudere la giornata è stato nuovamente Antonio Casale, con un appello diretto ai legislatori. Il direttore del Centro Fernandes ha sottolineato la necessità di un sistema nazionale di accoglienza che non lasci soli i territori più esposti, richiamando l’attenzione anche sui soggetti più fragili, i più esposti online allo sfruttamento e perciò definiti “cyber-vulnerabili”.

Casale ha inoltre rilanciato una proposta dal forte valore simbolico: istituire il 18 settembre come Giornata Nazionale contro lo sfruttamento lavorativo, in memoria della strage di San Gennaro.

A suggellare l’incontro, il saluto dell’Imam locale, Kamal. Un momento intenso e carico di significato, in cui è stato ribadito il ruolo della comunità musulmana come parte integrante del tessuto sociale ed economico del territorio. Un richiamo al dialogo interreligioso, praticato quotidianamente all’interno del Centro Fernandes, indicato come uno degli strumenti più efficaci per contrastare marginalizzazione, radicalizzazione e abbandono istituzionale.

Una frontiera che interroga il Paese

La visita della Commissione non si chiude con un semplice sopralluogo, ma lascia aperta una domanda politica e morale: può un sistema continuare a reggersi sull’invisibilità di chi lavora?

Castel Volturno, ancora una volta, non è solo un luogo. È uno specchio. E ciò che riflette riguarda l’intero Paese.

 

2 risposte

  1. Una delle cause del collasso sociale di Castel Volturno è proprio questo centro, che ha portato decine di migliaia di clandestini sul nostro territorio.

    1. Carissimo sig. Palazzo affermare che un centro di accoglienza ‘porti’ immigrati sul territorio è un errore logico e storico. Il Centro Fernandes è nato per rispondere a un fenomeno già esistente, offrendo legalità e dignità dove prima c’erano solo invisibilità e sfruttamento. Senza presidi come questo, le ‘decine di migliaia’ di persone a cui fa riferimento sarebbero totalmente in mano alla criminalità organizzata e al caporalato. Il collasso sociale non lo fa chi accoglie, ma chi nega i diritti, creando le condizioni per l’illegalità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri Articoli

Per fortuna ci sono loro

Raccolti 100 sacchi di rifiuti e 4 quintali di ingombranti. Grazie a “Plastic Free”, “ODV Michele Scarano” e “Bagnara Pulita”. Quello che

2 risposte

  1. Una delle cause del collasso sociale di Castel Volturno è proprio questo centro, che ha portato decine di migliaia di clandestini sul nostro territorio.

    1. Carissimo sig. Palazzo affermare che un centro di accoglienza ‘porti’ immigrati sul territorio è un errore logico e storico. Il Centro Fernandes è nato per rispondere a un fenomeno già esistente, offrendo legalità e dignità dove prima c’erano solo invisibilità e sfruttamento. Senza presidi come questo, le ‘decine di migliaia’ di persone a cui fa riferimento sarebbero totalmente in mano alla criminalità organizzata e al caporalato. Il collasso sociale non lo fa chi accoglie, ma chi nega i diritti, creando le condizioni per l’illegalità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *