Napoli è il teatro del mondo, Castel Volturno il suo retropalco.
Felice narratore di due città.

a cura di Bruno Marfè
Ci sono persone che ascoltano le storie, e poi c’è Felice, che le trasforma in racconto con una maestria rara. La sua penna sa cogliere l’essenza dell’animo umano, restituendo emozioni vere: un sorriso che mette pace, una smorfia che spinge alla riflessione. Quello che sembra ordinario si fa straordinario sotto i suoi occhi.
Tecnologia e umanità: chi è Felice Balsamo
Felice nasce a Napoli nel 1975 e cresce tra modem, codice e passione per i racconti. Informatico di talento precoce, fonda un provider internet, lavora a progetti innovativi nella pubblica amministrazione – dalla Carta d’Identità Elettronica alla sperimentazione della Blockchain – e diventa consulente in ambito digitale, comunicazione e SEO. Ma è nella scrittura che dà voce alla sua parte più profonda: quella che osserva, ascolta e restituisce storie vere. Sul suo blog mescola tecnologia, viaggi e gastronomia con la leggerezza di chi sa che anche un piatto racconta una vita.
Il primo incontro: tra burocrazia digitale e sguardo umano
Ci siamo conosciuti qualche anno fa, tra gli uffici di un Comune dove, più che tra scartoffie e timbri, si navigava tra monitor, software impallati e scadenze digitali. La burocrazia ci metteva alla prova, ma bastava una pausa caffè con Felice per ritrovare senso e respiro. Già allora, nei suoi occhi si leggeva un mondo: uno sguardo acuto e gentile, capace di cogliere quello che molti ignorano.
“Come fai a vedere ciò che sfugge agli altri?”, gli chiesi una volta. E lui, con il suo sorriso da poeta urbano, mi rispose: “La bellezza è come la verità: si nasconde in bella vista. Basta volerla cercare.”
Le “Storie verosimili” e la Napoli che respira

Il suo primo libro, “Storie verosimili della città di Napoli”, è una raccolta che lascia il segno: quaranta racconti che danno voce a personaggi e situazioni reali, attraversati da un’ironia lieve e da una compassione profonda. Non è finzione: è vita osservata con rispetto, filtrata dalla sensibilità di chi sa ascoltare. In queste pagine Napoli prende corpo: una città che ride e sanguina, che accoglie e respinge, che resta, in ogni caso, viva. Le oltre 700 copie vendute parlano di un passaparola sincero, di lettori che si sono sentiti visti.
Castel Volturno: un nuovo capitolo, un nuovo incontro
Poi, per i casi della vita, ci siamo ritrovati a Castel Volturno. Non c’era stato un piano, ma un naturale riallinearsi di strade. Se Napoli è il teatro del mondo, Castel Volturno ne è davvero il retropalco: un luogo meno illuminato, ma denso di storie, tensioni e umanità. È qui che Felice ha trovato nuova ispirazione, continuando a osservare e raccontare, ma con uno sguardo che ora include anche l’Africa, il disagio, le seconde possibilità. Io e lui, in modi diversi, ci siamo messi in ascolto. Ed è come se avessimo cominciato un secondo tempo delle nostre vite, ancora una volta fianco a fianco.
Una penna che evolve, una voce che resta fedele a sé stessa
Recentemente ho letto in anteprima alcune pagine del suo nuovo libro, e la sua scrittura ha fatto un salto ulteriore: più matura, più consapevole, eppure sempre attraversata da quella leggerezza che consola.
<Come hai fatto a migliorare ancora?> – gli ho chiesto. <Ogni piatto che assaggio, ogni persona che incontro, ogni dettaglio che noto… mi cambia> – ha detto, sorridendo. E si capisce che per Felice scrivere non è solo raccontare, ma vivere più intensamente.
Cibo e storie: due linguaggi della stessa sensibilità
Una delle passioni che condividiamo è quella per la buona cucina. Ma Felice non si limita a mangiare: lui assapora con attenzione e trasforma ogni piatto in un racconto. “Questo sapore sa di mare d’inverno,” dice, e non è un modo di dire: è una visione. Le sue recensioni gastronomiche non sono tecniche, ma narrative. Ogni pasto è un’occasione per ascoltare una storia — e spesso, anche per raccontarla.
Felice: un amico, un narratore, un testimone
Felice non è solo un consulente informatico, né solo uno scrittore. È un artigiano del significato, uno che sa vedere anche dove sembra non esserci nulla. Le sue storie – da Napoli al retropalco di Castel Volturno – sono finestre aperte su un’umanità fragile e splendida. E ogni volta che prendo in mano una sua pagina, so che troverò un frammento di verità. Piccolo, ma autentico. E non vedo l’ora di leggere le prossime.



