Castel Volturno: nessuna censura, solo nodo tecnico.

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Castel Volturno, l’evento No-CPR e il falso caso della censura: quando la burocrazia prevale sulla narrazione.

a cura di Bruno Marfè

Il mancato permesso per la manifestazione pubblica ha acceso lo scontro tra comitati e amministrazione. Ma dietro il diniego del Comune non c’è un complotto politico, bensì il mancato rispetto dei tempi tecnici previsti dalla legge.

La cronaca della serata organizzata a Castel Volturno dai movimenti civici e dalle associazioni per ribadire il “No” al Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) in località La Piana, ha rapidamente assunto i contorni del caso politico. Il mancato via libera da parte dell’amministrazione comunale all’utilizzo di un’area pubblica all’aperto (Piazzale dei Gabbiani) è stato immediatamente letto da molti presenti come uno sgarbo istituzionale, se non come una prova di ostruzionismo e censura da parte del Comune.

Tuttavia, quando si analizzano le dinamiche della macchina amministrativa oltre la superficie della protesta e della polarizzazione ideologica, la realtà dei fatti restituisce un quadro sensibilmente diverso e decisamente più pragmatico.

Il nodo tecnico che smonta il caso politico

Il rilascio delle autorizzazioni per manifestazioni e spettacoli in spazi pubblici non è un atto di benevolenza o di simpatia politica della giunta di turno. Si tratta di un percorso amministrativo rigoroso, normato a livello nazionale e locale, che risponde a precise e inderogabili esigenze di sicurezza (Safety & Security), ordine pubblico, viabilità e occupazione del suolo.

Nel caso specifico dell’evento No-CPR, il diniego degli uffici comunali è scaturito unicamente dai ritardi nella presentazione della documentazione necessaria da parte dei promotori. Quando le istanze, le relazioni tecniche e i piani di emergenza vengono depositati a ridosso della data dell’evento, ben oltre i termini perentori previsti dai regolamenti, gli uffici comunali e gli organi di vigilanza non hanno i tempi fisici per istruire la pratica, verificare l’idoneità dei luoghi e rilasciare i pareri di conformità.

In queste condizioni, il mancato rilascio del permesso diventa un atto dovuto per legge. Per i dirigenti comunali, firmare un’autorizzazione fuori tempo massimo significherebbe assumersi una responsabilità civile e penale gravissima in caso di incidenti o problemi di ordine pubblico. Non si è trattato di una scelta politica, ma del rispetto di un vincolo di legalità amministrativa.

Tra narrazione e realtà amministrativa

La narrazione emersa a caldo ha cavalcato l’idea di un’amministrazione comunale contraddittoria — che a parole si dice contraria al CPR ma che nei fatti “blocca” la mobilitazione dei cittadini — alimentando inutilmente la tensione sociale. È evidente, però, che confondere le regole procedurali con il bavaglio politico rischia di distorcere la realtà.

L’amministrazione comunale ha certamente le sue partite aperte sulla vicenda CPR — a partire dalla tanto attesa delibera ufficiale di Consiglio Comunale che formalizzi il “no” all’impianto ministeriale —, ma la gestione burocratica dei permessi per l’occupazione del suolo pubblico non c’entra con il posizionamento politico della giunta.

Conclusioni

Se l’obiettivo della manifestazione era dimostrare la capacità del territorio di fare comunità, il messaggio è stato comunque veicolato. Tuttavia, per onestà intellettuale e per il dovuto rispetto nei confronti di chi lavora nelle istituzioni e negli uffici tecnici, è bene ristabilire la verità dei fatti.

Accusare il Comune di censura, quando si è trattato semplicemente di un ritardo organizzativo e del mancato rispetto delle tempistiche di legge, rischia di indebolire e togliere credibilità a una protesta che, per essere incisiva di fronte al Governo e alla Prefettura, ha bisogno prima di tutto di poggiare su basi solide, rigorose e trasparenti.

 

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