Presentato a Pompei “Una vita da Santa”.
L’autore Attilio Pepe in “cattedra” al Comune di Pompei.
Tutto è dovuto alla sua forte formazione religiosa, quella crescita formativa vissuta negli ambienti francescani delle suore dei SS. Cuori di Santa Maria la Fossa, dopo essere nato e cresciuto nel quartiere a ridosso del polo farmaceutico Pierrel di Capua. Stiamo parlando di Attilio Pepe che dopo la scuola primaria si trasferisce all’Istituto Bartolo Longo di Pompei; ed è nella cittadina vesuviana che sarà seguito dalla spiritualità delle scuole cristiane, presso cui consegue la maturità elettrotecnica professionale, e tuttora lavora mentre da sempre segue le vicende legate al Santuario mariano della Vergine del Rosario di Pompei.

Il nome di Attilio Pepe è balzato agli onori delle cronache pompeiane per il suo lavoro editoriale dedicato con passione, arguzia e attenta ricerca storica, non tanto al Beato Bartolo Longo, che a ottobre sarà canonizzato in Vaticano per salire agli onori dell’altare, quanto alla consorte, la contessa Marianna Farnararo-De Fusco.

Il suo libro, dal titolo “Una vita da Santa”, edito dalla Casa Editrice GRAUS, e reperibile nelle librerie Mondadori e Feltrinelli, dedicato alla consorte di Bartolo Longo, è stato presentato nell’affollata sala consiliare del Comune di Pompei alla presenza di autorità civili e religiose, tra cui l’Arcivescovo della Prelatura pompeiana, Tommaso Caputo.
Unica nota negativa l’assenza del primo cittadino di Santa Maria la Fossa e della sua amministrazione che hanno snobbato l’invito.
<La stragrande maggioranza dei pellegrini che quotidianamente si affolla per visitare il Santuario di Pompei – ci dice l’autore del testo, Attilio Pepe – non sono a conoscenza della determinante presenza della Contessa Farnararo- De Fusco, la co-fondatrice, ispiratrice, promotrice e finanziatrice di tutte le opere legate all’imponente edificio di culto conosciuto in tutto il mondo>. <Un cammino di insieme con il marito Bartolo Longo – continua – che ha dato vita ad un luogo di preghiera e di carità attorno al quale si è espansa la città di Pompei>.

<In questo testo ho inteso mettere in luce la fondamentale opera di questa donna che per fondare edifici ed opere di carità – aggiunge l’autore – ha spogliato interamente il suo patrimonio nobiliare; grazie ai terreni acquistati con le sue risorse economiche è stato possibile costruire l’Istituto presso cui generazioni di ragazzi hanno trovato conforto, rifugio e futuro>.
Grazie all’opera certosina di questo figlio del Basso Volturno, trapiantato a Pompei, con molta probabilità sarà coltivato l’inserimento della nobile Contessa nell’elenco dei Beati.



