Il bando scade il 28 maggio … CPR in arrivo? Chissà! Forse!

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Peppino Pasqualino – Giornalista Pubblicista freelance & blogger

per la rubrica … “PARLIAMONE”

Il CPR di Castel Volturno: quando il bando vale più di mille parole.

di Bruno Marfè

Il sindaco Marrandino è andato a Roma. Ha incontrato il ministro Piantedosi. È tornato con dichiarazioni rassicuranti: “Castel Volturno non sarà marchiata ancora una volta.” Fin qui, la cronaca. Poi c’è il resto.

Il resto è un bando Invitalia da oltre 43 milioni di euro. È l’area de “La Piana” già individuata. È una scadenza per le offerte fissata al 28 maggio. Sono documenti ufficiali che non si aggiornano dopo un incontro al Viminale e non vengono ritirati per via di comunicati stampa. Nella politica italiana, il momento in cui una decisione diventa irreversibile non coincide quasi mai con gli annunci pubblici. Coincide con la pubblicazione dei bandi.

(Parco Umido “La Piana” – Raggruppamento Carabinieri Biodiversità)

A quel punto, i margini si restringono. E molto.

Il viaggio romano del sindaco va letto in questo contesto. Non come un tentativo realistico di fermare una procedura ministeriale già avviata, ma come una mossa politica interna: certificare pubblicamente una presa di distanza da una decisione che larga parte della comunità percepisce come calata dall’alto. Marrandino si trova stretto tra la protesta trasversale di comitati, ambientalisti e Vescovi da un lato, e le accuse delle opposizioni — che sostengono che l’amministrazione sapesse e abbia taciuto — dall’altro. In questo quadro, andare a Roma serve soprattutto a tornare a Castel Volturno con qualcosa da mostrare.

Non è una storia isolata. Nelle stesse ore, il ministero ha comunicato alla Regione Toscana l’ipotesi di un CPR a Pallerone, in Lunigiana. Il presidente Giani ha risposto duramente, contestando sia il metodo che il merito. Colori politici diversi, dinamica identica: Roma accelera, i territori protestano, lo scontro si inceppa su chi decide e chi subisce. Castel Volturno e la Lunigiana non hanno quasi nulla in comune, eppure finiscono dentro lo stesso meccanismo — quello di luoghi chiamati a compensare emergenze nazionali senza essere stati consultati.

Detto questo, liquidare tutto come teatro sarebbe un errore. Un sindaco non può cancellare un bando ministeriale, questo è vero. Ma la storia dei CPR in Italia insegna che approvare un progetto a Roma è una cosa, realizzarlo sui territori è un’altra. Ricorsi al TAR sui vincoli ambientali de “La Piana”, tensioni sulle autorizzazioni comunali, pressioni sull’ordine pubblico: ogni passaggio può diventare un ostacolo. È in quella zona grigia tra legittimità formale e governabilità concreta che si giocherà la partita vera — ammesso che qualcuno voglia davvero giocarla fino in fondo.

Il 28 maggio le offerte si chiudono. Da lì in poi, le parole peseranno ancora meno.

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