Il 73° compleanno di Massimo Troisi visto da Castelvolturno

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Massimo Troisi e la geografia della memoria

Quando la cultura rompe il confine tra centro e periferia

            di Bruno Marfè

Il 19 febbraio Napoli celebrerà Massimo Troisi nel giorno in cui avrebbe compiuto 73 anni. Ma raccontare oggi questo evento sul Blog Basso Volturno non è un’eccezione né una concessione alla centralità napoletana. È una scelta politica e culturale. Perché la memoria non è neutra. E nemmeno i luoghi in cui si decide chi merita di essere ricordato e dove.

Giovedì 19 febbraio 2026, alle ore 17, presso la sede di 50&Più Napoli, si terrà l’incontro “Buon compleanno, Massimo!”, con la partecipazione di Rosaria Troisi, che presenterà il libro “Caro Massimo, ti scrivo perché…

Un racconto intimo che restituisce l’uomo Massimo Troisi, prima del personaggio pubblico, sottraendolo alla retorica e riconsegnandolo alle persone.

Troisi oltre il “centro”

Massimo Troisi è spesso raccontato come patrimonio esclusivo della Napoli “ufficiale”, quella dei teatri, delle rassegne, dei salotti culturali riconosciuti.

Eppure il suo linguaggio, la sua ironia fragile, la sua umanità spoglia parlano soprattutto a chi vive ai margini, nei territori che il racconto dominante considera periferia, quando non problema.

Per questo Troisi appartiene anche… e forse soprattutto… al Basso Volturno.

Castel Volturno come atto culturale

Nel febbraio 2025, al Centro Fernandes di Castel Volturno, è stato inaugurato il Salotto Troisi: uno spazio che custodisce oggetti personali dell’attore, tra cui il celebre divano di casa.

Non un feticcio museale, ma un gesto culturale preciso: portare la memoria fuori dal centro, sottrarla alla logica della celebrazione distante e riportarla nella vita quotidiana delle comunità.

È qui che il legame tra Napoli e Castel Volturno diventa politico. Perché decidere dove collocare la memoria significa decidere chi ha diritto alla cultura.

Dal centro alla periferia, e ritorno

L’evento del 19 febbraio a Napoli non è quindi “altro” rispetto a quanto accaduto a Castel Volturno.

È una tappa dello stesso percorso: una memoria che viaggia, che si sposta, che rifiuta la gerarchia tra centro e margine.

Napoli celebra Troisi, ma Castel Volturno lo custodisce.

E in questo scambio si rompe una narrazione tossica: quella che vuole la periferia solo come destinataria passiva di cultura, mai come luogo capace di produrla, conservarla e trasmetterla.

Perché ne parliamo qui

Il Blog Basso Volturno racconta questo evento perché racconta una visione: una cultura che non si concentra, ma si diffonde; una memoria che non esclude, ma include; un Sud che non accetta più di essere solo “contesto”, ma rivendica centralità simbolica.

Massimo Troisi, con la sua voce sottile e disarmata, continua a dirci questo… che la vera forza culturale nasce sempre lontano dai riflettori.

 

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