Il Volturno si ritira ma il sistema di protezione civile “fa acqua da tutte le parti”

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Tante domande…poche risposte

di Peppino PASQUALINO 

Adesso che il meteo annuncia un periodo di sostanziale tranquillità climatica, possiamo concederci la licenza di analizzare, tastare il polso e sentenziare a riguardo il sistema di protezione civile, quell’azione amministrativa, e operativa, che dovrebbe entrare in campo nel momento in cui una emergenza mette a rischio l’incolumità dei cittadini. E’ vero che nella settimana appena conclusa si è verificato un brusco arrivo della stagione invernale, un irrigidimento repentino delle condizioni meteorologiche dopo un anomalo periodo autunnale che ci ha fatto assaporare una lunghissima estate, ma è pur vero che a quarant’anni dall’inizio della presa di coscienza della fragilità idrogeologica della nazione e a trent’anni dalla legge istitutiva del sistema nazionale di protezione civile abbiamo ancora un impressionante vuoto istituzionale nel coordinamento a livello provinciale e, ancora di più, a livello intercomunale.

Abbiamo registrato perfino la diffusione di una ordinanza settoriale, da parte della città metropolitana, che ha dimenticato il Comune di Santa Maria la Fossa tra gli enti territoriali presenti nel basso Volturno; il tutto mentre la popolazione fossatara, per avere notizie riguardanti la viabilità, si affidava agli automobilisti di passaggio per apprendere i tracciati percorribili nelle terribili ore in cui il Volturno gonfiava sempre più il proprio corso.

Tutto il bacino compreso tra Grazzanise e Cancello ed Arnone è stato messo in ginocchio dalle acque in eccesso travasate nei campi coltivati attraverso una falla creatasi nell’argine artificiale, quella struttura idraulica che dovrebbe essere monitorata in “tempo di pace” dall’ordinaria azione di protezione civile che <dovrebbe> essere attuata quotidianamente dagli enti locali.

Invece: strade interrotte improvvisamente, segnaletica approssimativa e in certi casi inesistente, personale impreparato nel dare sufficienti indicazioni agli automobilisti in transito, mancanza completa di informazione, assenza di ogni sorta di coordinamento delle presenze in campo.

Dopo quarant’anni di esperienza, dopo secoli di storia fluviale, ancora i Comuni interessati dal corso fluviale del Volturno mettono in campo barriere provvisorie, transenne sgangherate e approssimativi nastri segnaletici biancorossi che alla prima raffica di vento sono annientati, lasciando pericolosi varchi nella viabilità.

Tutto da rivedere, quindi, e da coordinare sul territorio, ma l’azione determinante sarà soltanto l’informazione, quella che in questa ultima occasione è mancata completamente.

La convocazione dei C.O.C. (Centri Operativi Comunali), nei casi in cui si registra l’interessamento di una vasta area geografica, esige una attività centrale di coordinamento, quella che (è il caso di dirlo, ndr) ha fatto “acqua” da tutte le parti.

 

 

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