Tappa degli Scout nel Basso Volturno: liberazione, resistenza e dignità.

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www.bassovolturno.it - Blog di Peppino Pasqualino

CANTIERE in marcia per la Liberazione: un percorso speciale nelle Terre di Don Peppe Diana.

a cura di Bruno Marfè

Un CANTIERE che si è trasformato in un viaggio di memoria. Questo è ciò che un gruppo di giovani scout, provenienti da AGESCI e dall’associazione scout laica CNGEI, ha vissuto nelle Terre di Don Peppe Diana, nel contesto degli 80 anni di Liberazione. Non è stata solo un’esperienza di zaini e camminate, ma un percorso civile e umano, attraverso luoghi segnati dal dolore e dal coraggio di chi ha avuto il coraggio di dire “no” alla camorra. Ho avuto l’onore di accompagnarli in parte di questo viaggio a Castel Volturno, raccontando storie e luoghi che ancora oggi evocano liberazione, resistenza e dignità.

Il cantiere è iniziato giovedì 28 a Casal di Principe, presso la Casa Don Diana, e si concluderà il 3 sempre a Casal di Principe. È un cantiere itinerante che attraversa le Terre che sono ormai diventate Terre di Don Peppe Diana.

un momento dell'incontro al Centro Fernandes

Sabato pomeriggio, al Centro Fernandes di Castel Volturno, un faro di accoglienza e speranza in un territorio caratterizzato da forti contraddizioni e difficoltà, i ragazzi hanno trovato un approdo, entrando in contatto con una realtà che ogni giorno testimonia la possibilità di riscatto, grazie alle parole del direttore del Centro, Antonio Casale, che ha ricordato anche il sacrificio di Jerry Maslo, un “rifugiato” sudafricano scappato dall’apartheid per morire in un luogo che sperava fosse migliore.

 La domenica mattina, la celebrazione della Messa è diventata un momento centrale. Al termine, la benedizione di una neonata ha assunto il significato di un “patto con la terra”, un invito quasi a custodire il futuro con responsabilità. In quel contesto, il richiamo alla figura di San Castrese, un vescovo africano giunto su queste coste dopo un’odissea in mare, ha offerto un simbolo potente: la resistenza di chi affronta le tempeste senza rinunciare alla propria identità.

Nel pomeriggio, ci siamo soffermati nei luoghi più dolorosi. Alla rotonda di Baia Verde, abbiamo ricordato Mimmo Noviello, un imprenditore ucciso nel maggio 2008 per aver rifiutato di pagare il pizzo nel lontano 2001 a testimonianza che la camorra non dimentica. Attraverso esperienze come il Centro Officine Volturno e la rivista Magazine Informare, abbiamo riflettuto su come informazione e cultura possano diventare strumenti concreti contro l’illegalità. Lo stesso è avvenuto con il libro L’altro casalese di Paolo Miggiano, menzionato per comprendere meglio le dinamiche del potere criminale e l’importanza del dissenso.

Scout al Centro Fernandes

Poco distante, nello stesso mese, cadde Umberto Bidognetti, padre di un collaboratore di giustizia, vittima della vendetta del clan. Due omicidi legati allo stesso gruppo armato guidato da Giuseppe Setola, capo della cosiddetta ala stragista dei casalesi, evaso mesi prima grazie a un falso ricovero in una clinica di Pavia.

Il momento più drammatico della nostra riflessione è stato il ricordo della strage di San Gennaro, avvenuta il 18 settembre 2008. In due blitz a distanza di mezz’ora, lo stesso commando assassinò prima Antonio Celiento, sospettato di essere un informatore, e poi sei immigrati africani innocenti davanti alla sartoria Ob Ob Exotic Fashion a Ischitella.

 Oggi quella rotonda è diventata Piazzetta Mimmo Noviello. L’ulivo piantato lì ricorda il suo sacrificio e rappresenta un segno di speranza. In quel luogo, l’8 novembre 2008, si tenne un concerto di solidarietà a Roberto Saviano, durante il quale “cadde” sul palco Miriam Makeba, Mama Africa, la cui voce continua a risuonare come inno di libertà e dignità, soprattutto per gli immigrati che hanno pagato il prezzo più alto della violenza mafiosa.

 

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