WWW.BASSOVOLTURNO.IT –
direttore Peppino Pasqualino (Giornalista Pubblicista freelance & blogger)
per la rubrica … “PARLIAMONE”
Se il realismo economico cancella la propaganda.
Perché il NO al CPR a Castel Volturno è una battaglia di buonsenso.

a cura di Bruno Marfè
C’è un cortocircuito evidente nella narrazione politica sull’immigrazione nel nostro Paese. Da una parte, i proclami che invocano muri, rimpatri e nuovi centri di permanenza per il rimpatrio; dall’altra, la realtà materiale dei numeri, del mercato del lavoro e delle esigenze del sistema produttivo italiano.
Negli ultimi anni, il dibattito pubblico ha spesso rappresentato l’immigrazione come un’emergenza da contenere. Tuttavia, gli stessi governi che promettono una drastica riduzione degli ingressi sono costretti a confrontarsi con una domanda crescente di manodopera proveniente dalle imprese. Non è un caso che il Decreto Flussi sia stato progressivamente ampliato per rispondere alle richieste del mondo produttivo, mentre numerosi studi di organizzazioni imprenditoriali e centri di ricerca segnalano una crescente difficoltà nel reperire lavoratori in diversi settori dell’economia.
Questa apparente contraddizione assume contorni ancora più evidenti a Castel Volturno. Qui il dibattito sul CPR non riguarda soltanto una questione amministrativa o di ordine pubblico: riguarda il modello di sviluppo che si intende costruire per il territorio. Ed è proprio partendo dal realismo economico che il “No al CPR” smette di essere uno slogan e diventa una proposta concreta per il futuro del Basso Volturno.
Il nesso tra Decreto Flussi, irregolarità e sfruttamento
Le statistiche nazionali mostrano una realtà complessa. Da un lato continuano gli arrivi e i movimenti migratori; dall’altro, il sistema economico richiede una quantità di lavoratori che il mercato interno non riesce più a garantire. Agricoltura, edilizia, logistica, assistenza alla persona, turismo e manifattura dipendono in misura significativa dal contributo della manodopera straniera. Secondo i dati CGIA di Mestre su rilevazioni Excelsior-Unioncamere, nel 2025 quasi un neoassunto su quattro in Italia è di origine straniera: 1,36 milioni di ingressi previsti, più del doppio rispetto al 2019. I settori con la maggiore incidenza sono turismo (48,5%), agricoltura e pesca (46,6%), manifatturiero (42,3%) ed edilizia (40,4%).
Fonte: CGIA di Mestre su dati Excelsior-Unioncamere, febbraio 2026
A Castel Volturno questa dinamica nazionale assume una dimensione concreta e quotidiana. Migliaia di lavoratori stranieri contribuiscono da anni al funzionamento dell’economia agricola, dell’edilizia e dei servizi dell’intero territorio casertano. Tuttavia, come denunciato più volte dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni impegnate sul territorio, l’attuale sistema di ingresso e regolarizzazione presenta criticità che spesso producono condizioni di vulnerabilità amministrativa e lavorativa.
Molti lavoratori, pur essendo effettivamente impiegati e integrati nei circuiti produttivi, si trovano a fare i conti con procedure lunghe, rinnovi complessi e situazioni di precarietà giuridica che possono favorire lo sfruttamento e il caporalato. In questo contesto, il rischio è quello di affrontare il fenomeno esclusivamente sul piano repressivo, senza intervenire sulle cause strutturali che generano irregolarità e marginalità.
La fuga delle competenze e delle braccia
Esiste poi un fenomeno meno visibile ma sempre più rilevante: l’emigrazione degli immigrati.
Sempre più cittadini stranieri che hanno imparato la lingua italiana, costruito relazioni sociali, acquisito competenze professionali e contribuito per anni all’economia del Paese scelgono di trasferirsi verso altri Stati europei, attratti da salari più elevati, maggiori opportunità di crescita e condizioni lavorative più favorevoli.
Si tratta di una dinamica che ricorda da vicino quella che coinvolge molti giovani italiani. In entrambi i casi, il Paese investe nella formazione e nell’integrazione delle persone senza riuscire a trattenerne il capitale umano.
A Castel Volturno questa realtà è particolarmente evidente. La città ospita comunità straniere radicate da decenni. I figli dei migranti frequentano le scuole locali, partecipano alla vita associativa, sportiva e parrocchiale, costruiscono qui il proprio percorso di crescita. Considerare questa presenza esclusivamente attraverso la lente dell’emergenza significa ignorare una trasformazione sociale ormai consolidata.
La vera domanda, allora, non è come allontanare queste persone, ma come creare le condizioni affinché possano diventare una risorsa stabile per il territorio.
Un territorio che ha bisogno di investimenti, non di recinzioni
I lavoratori stranieri producono 177 miliardi di valore aggiunto, contribuendo per il 9% al PIL nazionale, con picchi del 18% in agricoltura e del 16,4% nelle costruzioni. Applicare questa consapevolezza al contesto del Basso Volturno porta a una riflessione inevitabile: quali sono oggi le priorità del territorio?
(Fonte: Fondazione Leone Moressa / Il Giornale delle PMI, ottobre 2025)
La risposta sembra indicare bisogni ben diversi dalla costruzione di un CPR. Castel Volturno continua a confrontarsi con problemi storici che richiedono investimenti pubblici significativi: la riqualificazione urbana, il recupero dei beni confiscati alla criminalità organizzata, il miglioramento della mobilità, il rafforzamento della sanità territoriale, il sostegno all’abitare e il contrasto alle forme di sfruttamento lavorativo.
Le risorse pubbliche potrebbero contribuire ad affrontare queste criticità strutturali, rafforzando la coesione sociale e creando opportunità di sviluppo duraturo per l’intera comunità locale.
Tra realtà e paure
Il confronto sul CPR di Castel Volturno pone una questione di fondo che va oltre i confini del singolo territorio. Da una parte vi è una lettura che considera l’immigrazione prevalentemente come un problema di sicurezza da gestire attraverso strumenti di controllo e contenimento. Dall’altra vi è un approccio che, pur senza ignorare le esigenze di legalità, riconosce come il fenomeno migratorio sia ormai una componente strutturale della società e dell’economia italiana.
La storia recente di Castel Volturno suggerisce che le risposte più efficaci non nascono dalla contrapposizione tra sicurezza e integrazione, ma dalla capacità di coniugare legalità, lavoro, diritti e sviluppo.
Dire NO al CPR, in questa prospettiva, non significa negare l’esistenza dei problemi. Significa sostenere che le risorse pubbliche debbano essere orientate prioritariamente verso ciò che può rendere il territorio più forte, più inclusivo e più competitivo: il lavoro regolare, i servizi, le infrastrutture, l’integrazione e la valorizzazione delle persone che già contribuiscono alla vita economica e sociale del Basso Volturno.
La sfida non è scegliere chi escludere. La sfida è costruire le condizioni affinché legalità, sviluppo e coesione sociale possano procedere insieme.


